Ayurveda: le piante e i rimedi

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Possiamo affermare che l’Ayurveda sia una fonte preziosa di conoscenze sulle piante medicinali. Oltre a una dieta corretta, infatti, l’uso delle giuste medicine è la caratteristica più importante della disciplina ayurvedica. Tutte le piante che sono usate per le loro proprietà medicinali sono state accuratamente valutate e classificate nel corso di migliaia di anni. Cinque sono gli aspetti chiave che riguardano le piante medicinali: l’identificazione, la coltivazione, il raccolto, la conservazione e l’utilizzo. Data la sua importanza, la corretta identificazione della pianta acquisisce priorità rispetto agli altri aspetti. Ogni pianta viene quindi descritta a fondo nella Materia Medica della medicina ayurvedica e viene identificata dal sistema di classificazione ayurvedico. Solo a questo punto è possibile elaborare l’habitat, la stagione e il periodo vegetativo più adatti per la corretta coltivazione della pianta.

In alcuni casi, in una cura o rimedio ayurvedico viene utilizzata l’intera pianta, in altri, solo qualche parte; vi sono persino prescrizioni che specificano che è possibile usare le piante che vegetano con un dato orientamento. Il raccolto deve avvenire quindi nei tempi giusti rispetto allo sviluppo della pianta, e nella stagione adatta. La corretta conservazione è un fattore importante per evitare il deterioramento della pianta; molta attenzione viene quindi posta nella modalità e nel periodo di immagazzinamento delle piante raccolte. Tutte le piante sono associate alle proprietà ed effetti enucleati qui di seguito:

  • Tridosha (i tre dosha): le piante possono essere usate per aumentare o ridurre l’influenza dei dosha come richiesto.
  • Shad rasa (i gusti): ogni pianta contiene uno o più tra i sei gusti di base.
  • Guna (le proprietà): l’Ayurveda insegna che vi sono caratteristiche distinte, attribuibili all’intera materia, sia organica sia inorganica, cosi come ai pensieri e alle idee. Il credo sotteso a questo pensiero è che ogni singola forma di vita nell’universo si compone di una combinazione di qualità opposte. Nell’antica filosofia cinese, queste forze erano conosciute come yin e yang, che coesistevano in forma uguale ma opposta e, per garantire sostegno e continuità alla vita, non potevano esistere indipendentemente l’una dall’altra. Esistono venti guna: caldo e freddo, duro e soffice, oleoso e secco, leggero e pesante, smusato e affilato, sottile e grosso, viscido e ruvido, immobile e mobile, torpido e trasparente, solido e liquido. E’ impossibile conoscere la qualità di un guna qualsiasi, a meno che non sia presente anche il relativo “opposto”. Le proprietà di ciascun guna possono influenzare i dosha. (I tre stati mentali – sattvico, rajasico e tamasico – sono conosciuti, non senza creare confusione, anche come guna):
  • Veerya (potenza): ogni pianta ha il potere di svolgere un’azione in due categorie, caldo e freddo, cosi come succede per tutti i tipi di cibo.
  • Vipaka (effetto postdigestivo): dopo l’assunzione, la pianta sarà soggetta a funzioni digestive e di assorbimento nel corpo e avrà effetti particolari sull’organismo. Dopo la digestione, le proprietà del gusto del cibo possono variare.
  • Prabhava (specifica azione dinamica): questo è l’effetto della pianta quando raggiunge la destinazione finale all’interno del corpo. Un’intera area di conoscenza ayurvedica ha a che fare con le piante medicinali, dravya. Quest’area comprende la medicina e la dietetica.

Produzione e prescrizione
Tutte le piante si compongono di cinque elementi. Vi sono migliaia di preparati ayurvedici oggi disponibili, e molte formule sono sottoposte a un processo di preparazione lungo e difficile; alcuni preparati hanno bisogno di fermentare per oltre un anno! I medici ayurvedici prescrivevano un tempo erbe seccate che il paziente doveva mischiare a casa. Oggi le società produttrici di medicamenti ayurvedici preparano estratti liquidi e tinture madri per ogni pianta ayurvedica comunemente usata, in maniera che sia possibile, per i medici, conservare i preparati nelle loro cliniche e mischiare i vari estratti e creare al momento composti specifici adatti al paziente. Questo tipo di pratica è comune e diffuso sia tra i pazienti sia tra i moderni medici ayurvedici.
Oltre ai preparati liquidi sono disponibili vari tipi di pillole, polveri e creme, e i produttori seguono rigide linee guida. In Occidente, i medici ayurvedici possono ricevere preparati provenienti dall’India e dallo Sri Lanka e alcuni prodotti sono disponibili anche nelle farmacie specializzate.

I probabili effetti
Tutte le piante possono produrre uno qualsiasi dei seguenti effetti specifici postdigestivi nel corpo:

  • purificazione del sangue
  • cura di fratture e ulcere
  • pulizia di ulcere
  • miglioramento della coagulazione per aiutare l’arresto delle perdite di sangue
  • scioglimento dei calcoli renali
  • aumento dell’appetito
  • aumento del movimento dell’intestino
  • aiuto alla digestione
  • arresto alla defecazione
  • purgante e lassativo
  • espulsione dei vermi
  • aumento e diminuzione di vata, pitta e kapha
  • raggiungimento dell’equilibrio del tridosha
  • prevenzione delle malattie cutanee
  • riduzione delle tossine
  • rafforzamento del cuore
  • diminuzione della febbre
  • diuretico

 

Fonti: Ayurveda di Stefano Autieri

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