L’Ayurveda e il concetto di karma

L’Ayurveda accetta il concetto di karma, un termine sanscrito che significa “azione” o “destino”. Nell’Induismo e nel Buddhismo, il karma è la somma delle azioni che ciascun individuo ha compiuto nelle sue esistenze precedenti, e che controlla il destino della sua vita presente e futura. In base a tale dottrina, la vita umana è una catena di vite successive, e la condizione di ogni singola vita è una diretta conseguenza delle azioni compiute nelle vite precedenti.
Vi sono tre tipi di karma: buono, cattivo e neutro.
Poiché si ritiene che il karma sia cumulativo, e che può essere “aggiunto” o “sottratto” nel corso dell’esistenza di una persona che continua da una vita all’altra, ne consegue che una buona azione aumenta il karma buono, o diminuisce quello cattivo, mentre una cattiva azione ha un effetto contrario. Altre azioni, invece, non hanno alcun effetto (karma “neutro”).
Molti filosofi hanno riconosciuto che non siamo in grado di sapere sempre le conseguenze delle nostre azioni, e hanno tentato di creare sistemi etici per fornire una soluzione. Il concetto di karma ci insegna che non possiamo sottrarci alle conseguenze delle nostre azioni, e tali conseguenze potrebbero non rivelarsi nella vita presente, ma invece in una vita successiva.
L’Ayurveda riconosce la possibilità di malattie karmiche e può usare questo termine per descrivere condizioni incurabili, quali la sindrome di Down e la spina dorsale bifida, malattie presenti sin dalla nascita e che possano essere risultato delle azioni compiute nelle vite precedenti.
L’Ayurveda insegna che tutti ereditano le proprie caratteristiche da genitori e nonni, e per meglio dire da tutti gli antenati. La ricerca genetica moderna sta dimostrando che questo fenomeno ricopre uno spettro molto più ampio rispetto a quanto si potesse pensare un tempo. Ad esempio, oggi si è a conoscenza che alcuni tipi di cancro al seno, di malattie cardiache e di artriti sono riconducibili a condizioni di ereditarietà, e alcune prove suggeriscono che malattie della pelle come la psoriasi e gli eczemi hanno una componente genetica.
I medici ayurvedici, tuttavia, credono anche nella reincarnazione, convinti che l’anima o lo spirito, al momento della morte, continuano la propria esistenza in un’altra forma fisica. Essi credono, quindi, che noi portiamo alcune caratteristiche fisiche o spicologiche, dalle nostre vite precedenti, che possono includere una predisposizione ad alcune malattie, e che la qualità della vita dipende dal karma accumulato.
Ogni essere umano è unico, nessuno è esattamente simile a un altro individuo, e questo concetto è fondamentale per comprendere il modo in cui i medici ayurvedici curano i loro pazienti.

Fonti: Ayurveda, Stefano Autieri

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