Basta Farmaci: Ascoltiamo i messaggi del corpo per una vita migliore!

Non è possibile che, nel mondo, si sia raggiunto un livello così esageratamente alto di consumo di farmaci. Si ricorre ad essi sempre più spesso e per i disturbi più disparati, con l’obiettivo di eliminare al più presto il fastidio o il dolore che ci perseguitano, evitando cosi di ascoltare i preziosi messaggi del corpo.

Ascoltiamo i messaggi del corpo: Meno farmaci per una vita migliorePurtroppo in questa nostra superficiale società non interessa a molti risolvere i propri problemi. Si cerca solo di non avere fastidi dai problemi che si hanno. Poco interessa sapere che ogni disturbo, ogni malanno, ogni dolore che proviamo nel nostro corpo è sostanzialmente un messaggio. Sicuro!

Ascoltare i messaggi del corpo

Sono messaggi che il nostro corpo ci invia per farci sapere che qualcosa non va. Per dirci: “Ehi, guarda che mi stai mettendo in difficoltà. Non ce la faccio a restare in perfetta efficienza se continui a fare quanto di sbagliato stai facendo, mettendo a repentaglio il mio normale funzionamento e la mia capacità di eliminazione delle scorie.”

I messaggi del corpo dovrebbero esserci utili per interrogarci sugli errori che realmente stiamo commettendo, magari involontariamente, nel nostro stile di vita per la salvaguardia dell’ottimale funzionamento del nostro organismo.

Il corpo umano e il dolore

Il corpo umano è una macchina perfetta, evolutasi in milioni di anni e perfettamente in grado di gestirsi, di preservarsi, di autocurarsi. Di rispondere, cioè, ad ogni difficoltà con il massimo della tempestività e dell’efficienza.

Attraverso il dolore, un’eruzione cutanea, una nausea, uno svenimento, e molteplici altri segnali inequivocabili, il tuo corpo ti avvisa che qualcosa non va. Ti chiede semplicemente di fermarti un momento a riflettere su come lo stai trattando. Di interrogarti se magari stai fumando o bevendo troppo. Se stai mangiando schifezze, se stai affrontando fatiche fisiche o stress mentali esagerati.

Ti chiede semplicemente di smettere ciò che di sbagliato stai facendo.

E basterebbe solo fare questo per consentire ai fenomenali processi di disintossicazione e di autoguarigione del corpo umano di mettere in atto tutti i propri preziosi meccanismi di ripristino della perfetta funzionalità di ogni apparato e per ritrovare la salute.

Invece no.

Siamo tutti troppo presi da cose molto più importanti della nostra salute. I messaggi del corpo che, in maniera sempre più forte e pressante, ci giungono non vogliamo proprio ascoltarli. Ci disturbano soltanto, infatti è per questo che si chiamano disturbi.

Una frase del Dalai Lama recita:

“Quello che mi ha sorpreso di più egli uomini dell’occidente è che perdono la salute per fare i soldi e poi perdono i soldi per recuperare la salute. Pensano tanto al futuro che dimenticano di vivere il presente, in modo tale che non riescono a vivere né il presente né il futuro. Vivono come se non dovessero morire mai e muoiono come se non avessero mai vissuto”.

E’ proprio così, siamo talmente indaffarati da non avere il tempo di occuparci di noi e del bene più prezioso che abbiamo ricevuto in dono alla nostra nascita: il nostro corpo.

Ascoltiamo i messaggi del corpo: Meno farmaci per una vita miglioreCosì, solo quando non ne possiamo più, andiamo dal medico, ma molto più spesso direttamente in farmacia, e ci procuriamo i medicinali affinché scompaiano il mal di testa, o il bruciore di stomaco, o la febbre, o la diarrea, o le bolle sulla pelle, o il dolore alla spalla o vattelapesca qualunque altro disturbo.

I tanto amati farmaci ci permettono, in breve tempo, di eliminare i fastidi che ci impedivano di stare bene e tiriamo avanti fino alla comparsa di nuove complicazioni.

Ma noi che cosa abbiamo fatto realmente?

Abbiamo forse risolto la malattia e rimesso in perfetta efficienza il nostro organismo? No di certo! Abbiamo semplicemente spento i segnali di pericolo che ci avvisavano di avere dei problemi e abbiamo disinserito l’antifurto, così la sirena non suona più. Ma i malfattori, all’interno della nostra abitazione continuano a fare i loro comodi.

Abbiamo tacitato i sintomi ma non guarito la malattia.

Durante un’influenza può accadere che sale la temperatura e si arrivi ad avere la cosiddetta febbre. La febbre è una condizione che necessita al nostro organismo per liberarsi più velocemente degli agenti infettivi che hanno attaccato il nostro organismo.

Un’ alta temperatura rende più facile alle nostre difese immunitarie rispondere all’attacco subìto e ristabilire lo status quo, per questo si innesca tutto un insieme di importanti e sofisticati meccanismi di autodifesa, quali l’aumento della temperatura corporea, l’aumento delle secrezioni nasali, la produzione di catarro, ecc.

Tutti questi elaborati processi non sono la malattia, bensì l’insieme delle iniziative messe in campo dall’esercito del nostro sistema immunitario per debellare la malattia, virus ed intossicazione, attraverso l’eliminazione delle tossine e delle scorie che ci indeboliscono.

Invece qual è la prassi comune in questi casi?

Assumere medicinali per abbassare la febbre, stoppare le fastidiosi secrezioni nasali e la produzione di catarro: Ti rendi conto dell’assurdità?

Fortunatamente il corpo umano è talmente forte che riesce, ugualmente e per proprio conto, quasi sempre a debellare le malattie, nonostante le incoscienti azioni di sabotaggio che appartengono alle ormai consolidate abitudini terapeutiche proprie dei nostri tempi, e sulle quali è fondato il business del farmaco e della Sanità più in generale.

Vorrei ricordare che la Sanità pubblica e privata rappresenta ben il 12% del pil mondiale. E vorrei anche anche ricordare che le multinazionali farmaceutiche guadagnano montagne di soldi. Tanto da poter tranquillamente condizionare la cultura, la comunicazione, i comitati medico scientifici, i governi…

Il profitto è l’obiettivo fondamentale e per essere perseguito la gente non può essere in salute, bensì cronicamente bisognosa di medicine e per quesito è necessario creare clienti anziché cure. Non a caso le industrie farmaceutiche spendono molto di più nel marketing che nella ricerca.

L’industria farmaceutica non crea nuove cure: crea nuovi clienti

Ma, tornando a bomba, spesso accade che, dopo un po’ di tempo i farmaci che tanto bene ci facevano non riescono più a fare il loro effetto. Perciò siamo costretti ad aumentarne le dosi o a cambiare a favore di un altro farmaco più potente, fino a quando i farmaci non riescono più a tenere sotto controllo la situazione. E così il dolore o il disturbo da acuto diventa cronico e non riusciamo più a spegnerlo.

Quella maledetta sirena ci perseguita giorno e notte e non sappiamo più cosa fare. Anche perché, nel frattempo, altre sirene sono scattate, magari con intensità diverse e a fasi alterne, ma quell’impertinente del nostro corpo non ne vuole sapere di starsene zitto e ci rende la vita sempre meno serena e tranquilla.

Sicuramente qualcuno dei nuovi disturbi potrebbe essere imputabile alle metodologie usate per spegnere i segnali precedenti, ma eravamo troppo presi dallo stordimento causato dalla sirena più forte che quelle più deboli non hanno minimamente attirato la nostra attenzione.

Talmente distratti da non prestare la minima attenzione alle controindicazione segnalate sui “bugiardini” (termine popolare per indicare i foglietti illustrativi all’interno delle confezioni medicinali, termine che è tutto un programma). E neppure alle diciture prescritte per legge nelle pubblicità: “Può causare gravi danni collaterali”.

Ma, d’altra parte, a quanti fumatori importa la scritta sui pacchetti di sigarette. “Nuoce gravemente alla salute.” ?

Il risultato è che ogni giorno si reca più gente in farmacia che dal fruttivendolo. La nostra salute è mantenuta in precario equilibrio attraverso composti chimici che a volte causano maggiore intossicazione al nostro organismo che non la malattia all’origine dei nostri malanni.

A proposito, sai cosa letteralmente significa la parola “farmaco” ?

Etimologicamente deriva dal termine greco pharmakon e letteralmente significa “veleno”.  Ma può essere tradotto anche con “narcotico”.

Tuttavia anche questa considerazione sembra non incidere sull’abitudine sempre più radicata di consumare prodotti farmaceutici. Perché così va il mondo e la superficialità e la pigrizia, caratteristiche sempre più peculiari dell’uomo moderno, immerso nel benessere del ventunesimo secolo, ci impediscono di investire energie per ricercare soluzioni alternative mirate alla salvaguardia della salute.

La Dott.ssa Terry Wahls, autrice del libro “The Wahls Protocol”, ad un certo punto della sua vita si è ammalata di sclerosi multipla. Dopo anni di sofferenze, di tradizionali terapie farmacologiche tanto dannose quanto inutili, di peggioramento graduale delle sue condizioni psicofisiche, è riuscita a guarire solo grazie al cambiamento della sua alimentazione e del suo stile di vita. Ecco cosa scrive:

“Sono un professore di medicina dell’Università dell’Iowa.  Per la maggior parte della mia carriera, ho creduto, con profonda convinzione, nel potere della medicina moderna, nei miracolosi farmaci e nelle procedure mediche istituzionali sempre più all’avanguardia. Per tanti anni mi sono concentrata nel curare le malattie, non sul promuovere la salute, perché questo è ciò che mi è stato insegnato.
Di certo non ero un “medico del futuro”, secondo la definizione di Edison, il quale in tal modo definiva il dottore che non da medicine, che ha a cuore i suoi pazienti e si prende cura del corpo umano attraverso la dieta e si occupa della prevenzione delle malattie. Ora io aspiro ad essere un medico del futuro”.

Ascoltiamo i messaggi del corpo: Meno farmaci per una vita miglioreInfatti Thomas Alva Edison, oltre un secolo fa, diceva:

“Il dottore del futuro non darà medicine. Invece motiverà i suoi pazienti ad avere cura del proprio corpo, alla dieta, alle cause ed alla prevenzione delle malattie”.

Ma, purtroppo, tale enunciato non trova il minimo riscontro nell’evoluzione della medicina moderna. La prevenzione di cui parla Edison è stata completamente sopraffatta dalle leggi del profitto imperanti nel mondo moderno. In particolare, in quello occidentale.

Siamo arrivati al punto che ci stiamo allontanando sempre più dalla nostra natura, che prevede il nostro organismo come un’unica entità in cui tutto è correlato. Che possiede i meccanismi e le capacità di difendersi e di guarire, di sopravvivere e di evolversi.

Invece il perverso meccanismo della moderna economia mondiale prevede il sempre più preoccupante inquinamento ambientale. Le sempre peggiori abitudini alimentari, la sedentarietà imperante e parallelamente grande tecnologia chirurgica, chemioterapie a non finire, somministrazioni di farmaci in aumento esponenziale.

Il corpo umano è stato spezzettato in decine di parti e, per ogni parte esiste il suo “Specialista” che si occupa di contrastare i sintomi di cui soffre il paziente senza andare a ricercarne le cause, che potrebbero risiedere da tutt’altra parte.

La famosa frase di Ippocrate, risalente a ben 2500 anni or sono,

“Fa che il cibo sia la tua medicina e che la medicina sia il tuo cibo”

appare provenire da un altro pianeta. Ancora oggi un’infinità di medici ritiene che l’alimentazione non sia correlata alla stragrande maggioranza delle malattie moderne. E mi riferisco al cancro, alle malattie autoimmuni, a quelle degenerative, a quelle cardiovascolari.

Il Dottor Abram Hoffer, padre della medicina ortomolecolare, dice:

“Sono strabiliato dalla preoccupazione di molti scienziati rispetto alla pericolosità delle vitamine. Vorrei che fossero più preoccupati per quei pericolosi veleni chiamati farmaci. Ogni flacone di medicinali dovrebbe avere un’etichetta con teschio ed ossa con su scritto-Veleno- a caratteri cubitali”.

Ma in termini di profitto e di speculazioni la cura è molto più vantaggiosa della prevenzione. Il drammatico risultato è che stiamo vivendo la più grande emergenza sanitaria nella storia dell’umanità.

Risvegliare le coscienze e stimolare attenzione e riflessioni su questi argomenti è l’obiettivo di questo articolo. Volutamente provocatorio e rivolto soprattutto ai nostri giovani, che sono indirizzati verso comportamenti ed abitudini troppo spesso dannose ed autolesionistiche da una società corrotta e malata.

Cambiare e cantare fuori dal coro è possibile… e auspicabile.

 

Di Flavio Leonori – Consulente Nutrizionale

 

 

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