Metodo psicoanalitico classico: le principali regole del setting terapeutico

Metodo psicoanalitico classico

Il metodo psicoanalitico che si rifà alle teorie di Freud è detta “analisi” (dal greco αναλυω che significa “sciolgo”). Si riferisce al procedimento che tende a risolvere un tutto nei suoi elementi costitutivi.

Questo metodo psicoanalitico classico riguarda prevalentemente il trattamento delle nevrosi. Al contrario delle psicosi c’è un Io in grado di sostenere il trattamento psicoanalitico e di collaborare con l’analista per tutto il corso della terapia, di cui non è possibile stabilire la durata. I tre obiettivi principali sono:

  • Rendere conscio l’inconscio,
  • Elaborare le resistenze, soprattutto quella di transfert,
  • Migliorare il funzionamento dell’Io.

Le principali regole del setting terapeutico sono:

  • Contratto analitico. Oltre a fissare tempi, frequenza e pagamento delle sedute, stabilisce l’impegno di sincerità da parte del paziente (Regola fondamentale), sia conscia (non mentire per salvare l’immagine di sé) che inconscia (non scegliere ciò che è rilevante o meno e parlare liberamente di tutto).
  • Incognito dell’analista: solo così l’analizzato può proiettare e trasferire sull’analista i propri vissuti senza essere disturbato da conoscenze extra-analitiche sulla personalità di costui. Questa regola è detta Regola dello specchio e serve per immergere il paziente in un contesto quasi sperimentale che evita l’emergere di stili relazionali tipici della vita quotidiana che altererebbero la proiezione e il transfert.
  • Astinenza: l’analista non può assolutamente soddisfare i desideri del paziente sia reali che transferali e non può dare consigli sulla vita reale dello stesso.
  • Divano: favorisce la regressione indispensabile per la successiva ricostruzione. Facilita il contatto con il mondo dei sogni, dei ricordi e dell’immaginazione in generale.

Il trattamento analitico prevede alcune tappe che non seguono una successione lineare:

Anamnesi

Raccolta dei dati biografici (la narrazione subisce però gli effetti della rimozione, dello spostamento e della proiezione).

Libera associazione

Si parte dal presupposto che la nevrosi è frutto della rimozione di materiale che è stato rimosso o non è stato adeguatamente elaborato. Si chiede al paziente di riferire tutti i suoi pensieri senza preoccuparsi della logica, dell’ordine o dell’importanza, superando un’eventuale sensazione di imbarazzo. In questo modo si aggirerebbe la difesa della censura.

Analisi delle resistenze

Se non ci sono idee o pensieri si suppone che stia agendo qualche resistenza che viene a questo punto analizzata. Avvicinandosi al nucleo patogeno le resistenze (che operano mediante i meccanismi di difesa) diventano più forti.

Analisi dei sogni

Essi sono un appagamento mascherato di un desiderio inappagato o rimosso. E’ un compromesso fra pulsione e censura e solo analizzandoli a ritroso se ne può trovare il contenuto latente.

Analisi del transfert

Spostamento sull’analista dei conflitti interni che sono frutto di relazioni reali o fantasmatiche vissute dal soggetto nell’infanzia). Esso può essere positivo (affettuoso) o negativo (ostile) riproducendo la corrispondente qualità del complesso di Edipo. Il transfert permette di spezzare l’amnesia infantile che non consente di arrivare al nucleo nevrotico e attivare l’affetto rimosso che è sempre stato connesso alla rappresentazione. Il transfert può diventare una resistenza sia quando è positivo (il paziente rinuncia alla guarigione pur di proseguire il rapporto affettivo col terapeuta) che quando è negativo (il paziente non vuole guarire per dispetto). Esiste anche un controtransfert (fenomeno analogo nel terapeuta). E’ altrettanto pericoloso perché esserne sopraffatti potrebbe mettere in pericolo la regola dell’astinenza e difendersene potrebbe ridurre l’empatia nei confronti del paziente.

Fine dell’analisi

E’ impossibile da stabilire a priori ma dovrebbe avvenire dopo:

  1. La risoluzione della nevrosi infantile
  2. La risoluzione della nevrosi di transfert
  3. La presa di coscienza dei conflitti nevrotici rimossi
  4. La genitalizzazione delle pulsioni parziali (rimaste bloccate a fasi precedenti dello sviluppo)
  5. L’aumento dell’autonomia dell’Io rispetto alle pulsioni dell’Es e al dispotismo del Super-Io.

Nella fase finale della terapia subentra nel paziente l’angoscia di separazione. Essa può causare depressione, quindi va analizzata e risolta.

Il metodo psicoanalitico è nato originariamente per la cura dei sintomi nevrotici. Si è col tempo trasformato in un processo di radicale cambiamento della personalità. E’ pertanto impossibile che giunga ad una reale conclusione.

Forze in gioco nel rapporto analitico

Esse possono favorire il buon esito della terapia (positive) o sfavorirlo (negative).

Fra le positive vi sono:

  1. Alleanza terapeutica. Buona collaborazione fra terapeuta e parte più matura dell’Io del paziente.
  2. Transfert positivo. Facilita la comunicazione degli aspetti solitamente rimossi della personalità.
  3. Tendenza del rimosso a cercare una vita d’uscita per l’effetto catartico che ne consegue
  4. Presenza di alcuni tratti del Super-Io che impongono al paziente di fare ciò che si è preposto.

 

Fra le forze negative (che sfavoriscono il processo terapeutico):

  1. Fattori inconsci e irrazionali che tendono a perpetuare le difese nevrotiche perché i sentimenti che ne sono alla base sono troppo dolorosi.
  2. Transfert negativo. Contrasta l’analisi del terapeuta.
  3. Masochismo. Tendenza a non volere abbandonare le proprie sofferenze.
  4. Guadagno secondario. Derivante dalla malattia alla quale il paziente non è disposto a rinunciare. Ad esempio la compassione altrui per la propria sofferenza.

A cura del Dott. Aldo Gabardo

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