Psicologia della Gestalt: principi fondamentali

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La Psicologia della forma (in tedesco Gestalt) è una corrente della psicologia contemporanea secondo cui i processi mentali della conoscenza (in particolare la percezione) si organizzano in configurazioni unitarie, la cui totalità è qualitativamente differente dalla somma dei singoli elementi che la compongono e irriducibile ad essi (come già sostenuto dai filosofi Platone, Aristotele e più recentemente da Kant).

I fondatori della Gestalt (1912 circa) sono considerati gli psicologi tedeschi M. Wertheimer, K. Koffka e W. Köhler.

I principi fondamentali della teoria della Gestalt sono:

  • Le qualità formali: oggetti percettivi (ad esempio una melodia) che non possono essere considerati come la semplice somma di sensazioni elementari (ad esempio i suoni)
  • I fattori strutturanti: premesso che i processi percettivi possono essere di due ordini (inferiore: singole sensazioni; superiore: qualità formali), per Wertheimer non si possono concepire le rappresentazioni inferiori come indipendenti da quelle superiori, perché vi sono correnti trasversali che strutturano originariamente il dato sensoriale che si presenta sempre inserito in un campo in cui assume un significato.

I fattori strutturanti sono:

  • Vicinanza: le figure si raggruppano in base alla loro prossimità in colonna, in fila o in diagonale;
  • Somiglianza: le figure simili si stagliano nel campo percettivo;
  • Buona continuazione: la distribuzione spaziale di elementi viene percepita come derivante dal movimento continuo di un singolo elemento lungo tutti i punti che costituiscono la configurazione;
  • Chiusura: una figura potenzialmente chiusa che presenta dei vuoti viene comunque percepita come tale.

Le correnti trasversali: sono correnti nervose secondarie che si stabiliscono fra due zone del sistema nervoso stimolate contemporaneamente e costituiscono il correlato fisiologico dell’impressione di forma.

La teoria del campo. È stata elaborata da Köhler che l’ha ripresa dalle scienze fisiche: non tutti gli insiemi fisici sono spiegabili secondo schemi additivi (una scarica elettrica applicata al punto di una sfera ad esempio non si propaga in base alla sua quantità ma in base alla forma della sfera stessa), le unità percettive e il loro correlato fisiologico seguirebbero le medesime regole.

L’isomorfismo: è il principio (Köhler) secondo cui esisterebbe una corrispondenza fra l’ordine percepito nello spazio ambientale e l’ordine funzionale che caratterizza la dinamica dei processi cerebrali sottostanti all’atto percettivo.

L’insight: la risoluzione dei problemi (teorici e pratici) non avviene solo per tentativi ed errori (come sostenuto dai comportamentisti) ma anche grazie all’intuizione (insight) che, riorganizzando il campo, trova la soluzione indipendentemente dai precedenti tentativi.

Criteri che regolano la struttura percettiva. Il tutto non è la somma delle parti (associazionismo) perché le parti sono in funzione del tutto: un triangolo, ad esempio, sparisce se i suoi lati fanno parte di una struttura più complessa che ne cambia la funzione. Non si può più parlare di singole sensazioni che corrispondono sempre a determinati stimoli (ipotesi della costanza) ma solo di singole percezioni, ognuna delle quali regolata dai seguenti criteri:

  1. Globalità: ogni figura ha una sua organizzazione interna per cui ciascun elemento viene percepito in funzione del tutto nel quale è inserito. La dimostrazione della tendenza originaria della percezione alla configurazione (effetti di campo) sarebbero le illusioni ottico-geometriche.
  2. Figura – sfondo: la forma si stacca dallo sfondo come entità individuabile perché tende all’unitarietà e alla chiusura. In casi particolari figura e sfondo possono invertirsi senza mutare il campo percettivo (figure di E. Rubin).
  3. Strutturazione: le percezioni tendono spontaneamente a organizzarsi in configurazioni (costellazioni stellari).
  4. Significanza: ogni forma è vissuta come significante.
  5. Buona forma: è la forma che a livello percettivo si tende a privilegiare (più continua o più simmetrica o più chiusa o costituita da elementi che tendono nella stessa direzione); è più facile da ricordare e nella rievocazione mnestica si cerca di riportare ad essa anche le forme irregolari.
  6. Trasposizione: rapporti comparativi (come A > B) sono trasferibili a combinazioni di altri termini.
  7. Utilizzabilità: l’idoneità di un mezzo per la realizzazione di un determinato scopo è colta attraverso un’immediata riorganizzazione del campo in cui si trova.
  8. Intuizione: la strutturazione del campo non avviene solo per prove ed errori ma anche attraverso una riorganizzazione del campo percettivo che consente di cogliere intuitivamente la soluzione e l’utilizzabilità (insight).
  9. Immediatezza: la percezione di una forma non presuppone l’analisi dei suoi elementi costitutivi ma può avvenire immediatamente.
  10. Genesi attuale: ogni forma è percepita nei suoi elementi dinamici che preludono a uno sviluppo, a partire dalla situazione iniziale, verso forme finali articolate e dotate della massima pregnanza.
  11. Spazio vitale: è il luogo dove si realizza il comportamento di un essere vivente e dove quest’ultimo subisce l’influenza delle forze di attrazione e repulsione che provengono dall’ambiente.

La conseguenza della complessa teoria della percezione elaborata dai teorici della Gestalt è stata una nuova interpretazione della memoria, dell’intelligenza e dei processi affettivi. Questo nuovo modo di concepire la psiche umana ha portato all’elaborazione di un’innovativa procedura psicoterapeutica.

  • Processi mnestici. Prima si riteneva che la fissazione e la rievocazione dei ricordi dipendessero da una traccia cerebrale corrispondente a ciascuna sensazione che se risvegliata riproduceva una rappresentazione del contenuto primitivo. Köhler ritiene invece che sia la strutturazione dei dati ad incidere sulla memoria che tende ad eliminare i caratteri incerti e indefiniti di una forma per accentuarne la regolarità, la miglior definizione e la significatività (l’organizzazione e l’omogeneità degli elementi facilitano il ricordo; la disorganizzazione e l’irregolarità lo sfavoriscono).
  • Processi intellettivi. Classicamente si distingueva fra termini (gli elementi percepiti) e rapporti (colti dall’intelligenza tramite il processo di astrazione); la psicologia della Gestalt dimostra invece che è più facile percepire la relazione fra i termini che i termini stessi al di fuori della relazione e che la strutturazione del campo è antecedente alla ricognizione degli elementi che lo compongono. Wertheimer sottolinea inoltre l’importanza del pensiero produttivo: la riformulazione di un pensiero per comprendere meglio la situazione (la difficoltà di un problema dipende dalla resistenza dei suoi elementi alla riorganizzazione secondo una nuova struttura, resistenza tanto maggiore quanto lo è l’abitudine a vederli con una determinata funzione).
  • Processi affettivi. La Gestalt sostituisce la vecchia teoria dei riflessi (lo stimolo agisce meccanicamente su una struttura anatomica preposta a livello nervoso producendo di riflesso affetti, emozioni e azioni) con una nuova teoria che vede lo stimolo come perturbatore di una situazione di equilibrio che scatena una reazione necessaria per risolvere al meglio la tensione prodotta dallo stesso. L’ambiente vissuto (K. Lewin) determinato dalle nostre percezioni, azioni e bisogni in relazione ai quali i vari punti del campo hanno valenza positiva o negativa, determina forze di attrazione o repulsione, registrate dai nostri stati affettivi, che tendono all’equilibrio raggiungibile solo con nuove azioni (ad esempio, se veniamo interrotti bruscamente durante l’esecuzione di un compito si genera tensione perché non si può ristabilire l’equilibrio a cui quel compito tendeva).

 

A cura del Dott. Aldo Gabardo

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