Sull’amore

Sull'amore

Sappiamo bene che cosa sono le nostre relazioni: gratificazioni e sfruttamento reciproco che nascondiamo sotto il nome di amore. Abbiamo cura di ciò che sfruttiamo, e lo difendiamo. Difendiamo le nostre frontiere, i nostri libri, le nostre proprietà; e poniamo la stessa cura nel difendere nostra moglie, la nostra famiglia, la nostra società, perché senza tutto ciò saremmo soli, perduti. Senza il figlio, un genitore è solo; vi augurate che vostro figlio diventi ciò che voi non siete riusciti a diventare, e vostro figlio diventa così lo strumento della vostra vanità. Conosciamo il rapporto tra bisogno e uso. Abbiamo bisogno del portalettere, e lui ha bisogno di noi, ma nessuno dice di amare il suo portalettere. Invece diciamo di amare nostra moglie e i nostri figli, anche se li usiamo per nostra personale gratificazione e siamo disposti a sacrificarli per la vanità di essere considerati buoni patrioti. Conosciamo bene tutto ciò, e ovviamente non possiamo chiamarlo amore. L’amore che usa e che sfrutta, per poi sentirsi in colpa, non è amore, perché l’amore non è un prodotto della mente.
Cerchiamo di fare esperienza, di scoprire che cosa sia l’amore, scoprirlo non solo verbalmente ma per vera esperienza diretta. Se voi mi usate come guru e io vi uso come discepoli, c’è reciproco sfruttamento. Se usate vostra moglie e i vostri figli per le vostre ambizioni, è sfruttamento. Certamente non è amore. Dove c’è uso c’è possesso, il possesso genera invariabilmente paura, e con la paura vengono la gelosia, l’invidia e il sospetto. Dove c’è uso non ci può essere amore, perché l’amore non è un prodotto della mente. Pensare a una persona non è amarla. Pensate a qualcuno quando è assente, quando è morto, se n’è andato, o quando non vi dà ciò che vorreste. Così la vostra manchevolezza interiore mette in moto tutto il processo mentale. Se l’altro è vicino a voi, non ci “pensate”. Perché prendersi la briga di pensare a qualcuno che vi sta accanto? Perciò lo date per scontato, è lì. L’abitudine è un mezzo per starsene tranquilli e non essere disturbati. L’assuefazione conduce invariabilmente alla non vulnerabilità, ma questo non è amore.
Che cosa accade quando l’assuefazione, che è un processo del pensiero per nascondere la manchevolezza interiore, viene a mancare? Che cosa accade quando non c’è più richiesta di gratificazione? Cercare gratificazione è la natura stessa della mente. Un esempio è il sesso: una sensazione creata, elaborata dalla mente, in reazione alla quale la mente agisce o non agisce, a seconda delle circostanze. Ma la sensazione è un prodotto del pensiero, e quindi non è amore. Quando predomina la mente e il pensiero, non c’è amore. L’intero processo costituito dall’assuefazione, dal pensiero, dal costruire immagini, dal trattenere, dal rinchiudere e dal rifiutare, è tutto fumo, ma la fiamma dell’amore può ardere solo se non c’è fumo. A volte sperimentiamo questa fiamma, ricca, piena e completa; poi il fumo ritorna, perché non riusciamo a vivere a lungo con questa fiamma che è priva del piccolo senso di vicinanza che conosciamo, personale o impersonale, per una sola persona o per molte. Molti di noi hanno sentito di tanto in tanto il profumo dell’amore e la sua vulnerabilità, ma il fumo dello sfruttamento, dell’abitudine, della gelosia, del possesso, del contratto e della sua rottura sono molto più importanti, e hanno soffocato la fiamma dell’amore. Quando c’è il fumo non c’è la fiamma, ma quando vediamo la realtà dello sfruttamento la fiamma si riaccende. Usiamo l’altro perché interiormente siamo poveri, manchevoli, insignificanti, piccoli, soli, e speriamo di riuscire a sottrarci a tutto ciò usando l’altro. Usiamo anche Dio come via di fuga. L’amore per Dio non è l’amore per la verità. Non potete amare la verità; amare la verità è un modo di usarla per ottenere qualcosa di cui vi siete già formati un concetto, con la conseguente paura di perderla.
Conoscerete l’amore solo se la mente è immobile e libera dalla ricerca di gratificazioni e di fughe. Prima di tutto, la mente deve fermarsi. La mente è il prodotto del pensiero, e il pensiero è solo un passaggio, un mezzo per raggiungere un fine. Se la vita è solo un continuo passaggio verso qualcos’altro, come può esserci amore? L’amore viene a essere quando la mente è spontaneamente silenziosa, non zittita a forza, ma quando vede il falso come falso e il vero come vero. Quando la mente è silenziosa, tutto ciò che avviene è azione dell’amore, e non l’azione del conosciuto. Il conosciuto è semplice esperienza, ma l’esperienza non è amore. L’esperienza non può conoscere l’amore. L’amore nasce quando comprendiamo nella sua globalità il processo che siamo noi stessi, e la conoscenza di se stessi è l’inizio della saggezza.

Jiddu Krishnamurti – Sull’amore e la solitudine

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