Tipologie e specificità dei cani impiegati in Pet Therapy

Tipologie e specificità dei cani impiegati in Pet Therapy

Il cane ha due grandi qualità: capacità adattiva e socievolezza innata, che lo rendono uno dei migliori compagni di lavoro nei progetti di Pet Therapy.
A differenza di altri, sempre validissimi, compagni come il cavallo, il gatto, il coniglio o altri ancora, il cane con la sua naturale predisposizione alla collaborazione con l’uomo, la sua facile addestrabilità e disponibilità di adattamento nel seguire il proprio conduttore in diversi setting e situazioni, è sicuramente uno dei migliori compagni per la co-terapia.
Tuttavia questa sua grande adattabilità, va sempre tutelata dal conduttore, senza mai abusarne o sfruttarla senza aver offerto una adeguata preparazione all’amico Pet.
Un buon progetto di Pet Therapy, ben strutturato, prevede sempre dei momenti precedenti alla seduta, nei quali venga data la possibilità al cane di poter prendere confidenza con il setting/ambiente entro il quale si andrà a lavorare: qui il conduttore avrà cura di portare degli oggetti familiari e necessari al proprio compagno, come ad esempio dell’acqua e una sua copertina, e ancora trovare un angolo tranquillo in cui il cane potrà riposare o avere dei momenti di pausa, se necessari, senza essere disturbato da nessuna delle persone partecipanti alla seduta.
Fatta questa premessa è anche opportuno evidenziare che esistono alcune razze o alcuni soggetti, più naturalmente predisposti alle attività di Pet Therapy.
Infatti anche all’interno della stessa razza possiamo trovare soggetti caratterialmente diversi nelle attitudini e nel carattere; e questo è molto importante nella stesura di un progetto, perché un cane può avere ottimi risultati nell’interazione con dei pazienti, mentre un altro è totalmente sconsigliato. A questo proposito ricordiamo a titolo di esempio, che esistono alcune razze specializzate nella guardiania; le quali potrebbero mantenere un profilo diffidente innato, e quindi essere sconsigliati nei progetti di interazione. Altre razze possono invece risultare meno collaborative e interessate all’addestramento da parte del conduttore; altre ancora prediligere attività da “solisti” come inseguire tracce olfattive di cose o persone o altri animali.
Nella letteratura cinofila relativa alla Pet Therapy, è solito trovare immagini di razze quali il Labrador Retriver o il Golden Retriver: in effetti sono due tipologie di cani particolarmente socievoli, sempre se opportunamente educati e seguiti, che si prestano volentieri all’addestramento e alla collaborazione.
Tuttavia l’appartenenza a una specifica razza non deve mai essere per un operatore di Pet Therapy, e nemmeno per una normale persona che desidera adottare un cane, motivo di totale garanzia. Incidono molto sul futuro carattere del cane quelli che sono i primi mesi passati con la madre e il resto della cucciolata; infatti un bravo allevatore avrà sempre cura di creare luoghi e interazioni privi di eccessivo stress e affaticamento per i propri cani.
Se adottato dopo i due mesi, il cucciolo imparerà molto sul mondo insieme al nuovo proprietario, si formerà il suo carattere e si evidenzierà ciò che gli piace e ciò che lo intimorisce. Un buon percorso educativo deve quindi essere mirato a fornire al cucciolo tutte quelle competenze necessarie affinchè possa sentirsi sicuro di sé e anche naturalmente curioso verso le persone o le nuove situazioni, e ancora nello stesso tempo ad acquisire fiducia nel proprietario o in un possibile conduttore.
Risulta quindi evidente che l’apprendimento acquisito in un’eta evolutiva delicata, come i primi mesi di vita, è fondamentale se vogliamo far si che diventi un buon soggetto per i progetti di Pet Therapy, e a questo proposito è opportuno specificare che ciò non deve mai accadere prima dell’anno e mezzo di vita. Ad esempio, un cucciolo di Labrador Retriver, potrebbe essere educato in maniera tale per cui la sua naturale socievolezza venga esasperata; sovente troviamo esempi di questo tipo in soggetti iperattivi e incapaci di autocontrollo; o magari azzerata del tutto, quindi un cane diffidente e fobico nei confronti del mondo. Questo ragionamento è estendibile a tutte le razze ed è anche per queste ragioni che la preparazione alla Pet Therapy non si raggiunge per mezzo di un banale percorso educativo o addestrativo. Come accennato nell’articolo precedente, non è il cane in quanto tale ad apportare dei benefici nella qualità della vita di un paziente o della sua patologia e sintomatologia, ma la relazione autentica che, opportunamente guidata, si crea fra loro. Questo significa che il nostro compagno a quattro zampe verrà volentieri in seduta, non per una mera esecuzione di ordini e comandi, ma per una proficua collaborazione da instaurare insieme al conduttore e al paziente.
Aggiungiamo a questo un altro importante dettaglio: non tutti i cani che vengono impiegati nei progetti di Pet Therapy sono per questo adatti a qualsiasi tipo di progetto. Questo perchè ogni percorso prevede caratteristiche uniche da un punto di vista delle figure di riferimento (l’equipè), e dei pazienti stessi coinvolti, e ancora per lo stesso setting o struttura ospitante. Ad esempio un esemplare di Amstaff, potrebbe avere degli ottimi requisiti per un progetto di successo in una scuola dove i soggetti coinvolti sono dei bambini, ma non necessariamente si troverà a suo agio in una casa di cura per anziani. Dunque l’appartenenza ad una specifica razza può darci delle linee guida molto utili su quelle che sono le attitudini e le inclinazioni del cane, ma tenendo sempre a mente che alla base è fondamentale un buon percorso educativo e di crescita che va selezionato sia per il cucciolo che per la coppia che si formerà: conduttore-cane.

Di Eleonora Raga

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