Training autogeno e psicoterapia strategica: il corpo e la psicoterapia

il corpo e la psicoterapia: training autogeno

Training Autogeno

Un’altra tecnica che interviene sul corporeo è il Training Autogeno di Schultz. Il terapeuta suggerisce al paziente frasi. Ad esempio: “il mio corpo è pesante” o “le mie gambe sono leggere” o ancora “il mio respiro è calmo e regolare”. Si tratta di autosuggestioni che il soggetto realizza tramite concentrazione o anche attraverso la ricettività e l’attenzione rivolte al proprio corpo o ad un preciso organo. Il terapeuta insegna al soggetto a lasciarsi andare. Tale rilassamento avviene gradualmente, ma in tempi abbastanza veloci.

Gli esercizi nel training autogeno sono di breve durata, ma hanno un impatto immediato e duraturo nella vita del paziente. Può ripeterli da solo, a casa o in qualsiasi situazione ne senta la necessità. I risultati migliori si ottengono quando il terapeuta, durante il training (addestramento), tiene sempre sotto controllo anche gli aspetti fantasmatici ed emotivi del soggetto. Inoltre alcuni terapeuti preferiscono non toccare il paziente. Questo per renderlo più autonomo nel momento in cui utilizza queste tecniche da solo, senza la sua presenza.

Psicoterapia strategica

La psicoterapia strategica tende a vedere i sintomi come problemi da risolvere. Cerca di modificare la percezione che il soggetto ha di certe situazioni. In un certo senso cerca di modificare il suo punto di vista proponendo nuove prospettive che suggeriscano nuove visioni e inaspettate soluzioni a vecchi problemi. Le persone non sono viste come mosse da cause, ma come mosse verso un obiettivo. Sarà compito del terapeuta individuare e suggerire le tecniche e le strategie più opportune per quel caso particolare.

Il terapeuta ha un ruolo molto attivo, vivace ed espressivo, spesso provocatorio. Attraverso il suo corpo cerca di ottenere il cambiamento utilizzando, ad esempio, gli stessi movimenti che il paziente compie durante la seduta. O lo stesso suo linguaggio, una sorta di ricalco. Comportandosi come uno specchio, dove il soggetto può vedere come realmente si comporta, come lo vedono e come lo percepiscono gli altri. A questo scopo, talvolta, viene introdotto l’uso della videoripresa. Mette il soggetto di fronte alle sue manovre manipolatorie o al suo comportamento disfunzionale. Oppure guardando in modo diretto e costante il soggetto, fissando il suo sguardo, può ottenere una sorta di cattura ipnotica per avere gli effetti desiderati.

Altre terapie a mediazione corporea

Fra le terapie a mediazione corporea non possiamo non menzionare la terapia della sessuologa americana Helen Singer Kaplan. Pur prevedendo tecniche terapeutiche specifiche, veri e propri compiti che la coppia o il singolo devono eseguire su istruzione del terapeuta. Tutto si realizza all’interno di un’analisi che scandaglia sia le psicodinamiche di entrambi i partners, che i conflitti relazionali del sistema coppia. L’obiettivo è quello di realizzare una vita sessuale armoniosa e soddisfacente per entrambi i partners.

A cura della dott.ssa Antonella Serra

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