Allungamento globale decompensato a catena cinetica chiusa

Quando ci si vuole occupare di pratica motoria e sportiva non è facile conciliare il miglioramento del tono-trofismo dello sportivo senza irrigidirlo al tempo stesso. E’ altrettanto difficile ottenere alte performance nell’atleta senza esporlo al rischio di alterazioni posturali e traumi. Per un corretto approccio alla pratica o alla preparazione sportiva non vanno, quindi, mai persi di vista alcuni obiettivi che ci consentono, in modo efficace, di pervenire alla soluzione di alcuni di questi problemi legati allo sport.

Tali obiettivi sono:
· Pianificare misure preventive per un corretto approccio ad una pratica sportiva che non anteponga la ricerca del risultato ad ogni costo al benessere psicofisico del soggetto.
· Ricercare sane condizioni di allenamento ricorrendo ad una metodologia idonea a migliorare la performance senza violare le leggi che sottendono alla postura, ad una equilibrata biomeccanica delle catene muscolari e ad un altrettanto equilibrato sviluppo fisiologico.
· Attuare misure preventive per ovviare agli infortuni non accanendosi per raggiungere una muscolarizzazione spesso eccessiva che non è per niente garanzia di forza e di efficienza.

Essa, al contrario, limita la scioltezza e l’elasticità del gesto e “comprime” l’atleta irrigidendolo con un’ipertonia squilibrata che ne altera e frena i movimenti, esponendolo a traumi;
· impostare la preparazione fisica sulla globalità e sull’allungamento delle catene mio-fasciali “preoccupandosi di togliere i freni prima ancora cercare di ottenere i movimenti”(Souchard).

Il ruolo positivo svolto dall’attività motoria e dallo sport in relazione alla salute ed al benessere psicofisico dell’uomo è un concetto da secoli incontrovertibile. Tale affermazione è ampiamente condivisa, tanto in ambito accademico-formativo quanto nella letteratura scientifica e nel tempo libero. E’, infatti, scientificamente confermato che attività motoria e sport hanno la virtù di renderci più dinamici, efficienti, reattivi, disponibili al confronto e alla socializzazione, resistenti alla fatica, più abili nello sfuggire ai traumi e più prestanti.

Accanto a questo già importante ruolo della motricità di tipo più generale oggi se ne riconosce uno in ambito più specificatamente salutistico che vede e valuta gli effetti positivi di un’attività fisica sana ed equilibrata, sia a scopo preventivo che compensativo,nel trattamento delle distonie morfo-posturali, ma anche, in ambito prettamente più scientifico, nel miglioramento della condizione cardiocircolatoria e respiratoria, nella regolazione del metabolismo, nell’incremento delle capacità di concentrazione, nel rallentamento del processo di invecchiamento fisico e mentale, etc.

Questo approccio salutistico all’attività fisica, che nella nostra cultura occidentale torna, dopo qualche secolo di “dimenticanza”, con un’importazione prima orientale (Yoga), poi francese (Mézières, Soucard, B.Bricot, Busquet, Deys-Struyf, J. Le Boulch), ci porta oggi alla consapevolezza di rivedere anche in ambito sportivo i nostri protocolli di preparazione atletica e di allenamento, alla luce dei “nuovi” principi scientifici di bio-meccanica sull’organizzazione delle catene muscolari e della posturologia.

Considerato che attività fisica e sportiva sono finalizzate alla massima espressione della “ macchina- uomo” e associate dalla cultura oggi più diffusa all’immagine della bellezza, del benessere, dell’efficienza, del migliore rendimento (anche ad ogni costo), abbiamo assistito in questo ultimo decennio ad una crescita esponenziale della pratica sportiva e al nascere di numerosi corsi avanzati e dilettantistici, sia per l’ età adulta che per adolescenti e bambini, non sempre finalizzati a favorire in questi ultimi la strutturazione spontanea delle abilità e di condotte motorie creative e personali. I bambini che vengono avvicinati precocemente allo sport agonistico vengono anche educati al ricorso a gesti stereotipati (quelli appunto specialistici e specifici) limitando così il pervenire ad un vissuto motorio esperienziale che sviluppi un programma di risposte automatiche ricco e diversificato. Ciò favorisce, sia nell’attività sportiva che nello stile di vita, una condotta motoria rigida e limitata che favorisce l’iperprogrammazione di alcune catene muscolari a danno di altre.

Con l’intensificarsi del fenomeno sovraesposto sono emersi dati altrimenti non rilevabili che hanno portato alle seguenti constatazioni:

In molte società sportive gli allenatori e i rieducatori non sono sufficientemente preparati o aggiornati. Spesso privi di un percorso accademico-formativo adeguato, non hanno la conoscenza di principi scientifici essenziali, quali quelli della corretta morfologia, delle leggi di sviluppo osseo, muscolare e articolare che sottendono alla corretta strutturazione della postura e all’equilibrio delle catene muscolari.

· Ignari e inconsapevoli, molti allenatori spingono i loro atleti ad una pratica esasperata nei ritmi e nel carico, sempre più precoce e comunque non adeguata alle condizioni biomeccaniche, di sviluppo, morfologico o, comunque, psicofisico dei soggetti praticanti;
· Gli effetti di una preparazione sportiva o di un percorso rieducativo non sempre portano ai risultati tanto decantati, sia sul piano dei livelli di prestazione che su quelli del tanto atteso benessere.Non sono infatti rari atleti che vedono bloccata o regredita la loro prestazione a causa di distonie morfoposturali sviluppate per l’iperprogrammazione di alcune catene muscolari a discapito di altre meno coinvolte nella ripetitività del gesto specifico;
· Ciò è ancora più grave quando le vittime sono piccoli atleti in via di sviluppo che sono ancora vulnerabili e più soggetti a microtraumi nelle zone di crescita osseo-articolare. Le sollecitazioni, determinate dalla ripetizione di sforzi e pressioni che affaticano prevalentemente le stesse articolazioni, creano compensazioni muscolari sempre uguali e determinano atteggiamenti scorretti e scompensi posturali.

Questa tesi, partendo dalle considerazioni tecniche e didattiche sopra esposte, vuole sottolineare la necessità, in ambito motorio, sportivo e rieducativo, di tecniche che abbiano un approccio più globalistico, che privilegi l’allungamento delle catene cinetiche e vigili sulla normalizzazione dell’apparato muscolo-scheletrico ai fini di un’azione di prevenzione degli squilibri posturali nella pratica motoria e sportiva.

Maggiori informazioni http://www.fabiomartella.com

Di Fabio Martella

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