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Ayurveda: sistemi di categorizzazione

La maggior parte dei sistemi di medicina, antichi e moderni, hanno tentato di suddividere la razza umana in tipi. Più il sistema è antico, più è probabile che le categorie corrispondano alle forze che venivano sentite come dominanti in natura.
Nell’antica Cina, lo yin e lo yang corrispondevano al passivo, il principio femminile, caratterizzato dalla terra, scura e fredda, e al principio maschile, attivo e creativo, associato al cielo, al calore e alla luce.
Si riteneva che tali energie controbilanciate dominassero qualunque cosa, dal cibo che assumiamo alla predisposizione per alcuni tipi di malattia.
Nell’Europa del Medioevo si credeva che gli umori fossero fluidi secreti dal corpo e che influenzavano profondamente il tipo fisico, lo stato mentale e il comportamento dei singoli individui. La predominanza di un umore determinava la natura di una persona: se l’umore era il sangue, la persona era considerata di tipo sanguigno (felice e positivo), se era la bile, il tipo era collerico (di carattere focoso e iroso), se era la flemma, il tipo era flemmatico (lento e calmo), se invece era la melanconia, il tipo era melanconico (tendente alla tristezza).
In tempi più recenti, le persone sono state caratterizzate in estroverse (allegre, positive, aperte) o introverse (timide e riflessive), passive o aggressive. L’idea che i nostri processi mentali fossero influenzati dagli “umori” corporei o da “forze” è considerata da molti sorpassata. Gli psicologi non hanno tuttavia ancora dimostrato quali siano i fattori che determinano la biologia individuale. L’Ayurveda offre una visione utile e interessante delle caratteristiche psicologiche e comportamentali.

Natura o nutrimento?

La ricerca genetica ha fornito spunti utili per comprendere la questione, ma ha anche alimentato la controversia. Non è difficile accettare il fatto di “ereditare” alcune caratteristiche (il colore dei capelli, la statura, la forma del naso, persino una predisposizione ad alcune malattie), ma la psicologia moderna tende a ritenere che la nostra personalità e le nostre caratteristiche comportamentali si formino dopo la nascita e cita “condizionamenti” e “fattori ambientali”. Vi sono, tuttavia, studiosi che sostengono che le nostre caratteristiche fisiche non sono stabilite solo geneticamente. “Esiste un gene dell’omosessualità?” e “Esistono persone nate già destinate a una vita di violenza e volta al crimine?”: domande come queste accendono un furioso dibattito.
L’Ayurveda non ha mai attuato una simile distinzione tra fisico e psicologico. Essa crede sia nelle forze visibili che in quelle invisibili e abbraccia la scienza, la medicina, la psicologia e la sfera spirituale. Siamo tutti parte di un Uno, di un intero, e, se apprendiamo a vivere in armonia con la natura (sia interna che esterna), saremo in grado di godere di una vita lunga e di buona salute.
L’Ayurveda insegna che il dosha dominante di ogni singola persona è determinato al momento del concepimento, quando lo sperma feconda l’ovulo. Ciò viene stabilito da una combinazione di eredità dai genitori, di costituzione mentale e fisica, di influenza astrologica e di karma. Ben poche persone sono “equilibrate”, e cioè con il loro dosha in perfetto equilibrio. La maggior parte si conformano a un “tipo”, un misto di due dosha, con uno leggermente predominante rispetto all’altro. Il dosha dominante determina non soltanto il nostro aspetto fisico, ma anche qualsiasi predisposizione a particolari condizioni o disturbi, nonché il nostro modo di pensare e sentire.
Il dosha non solo influenza la struttura del corpo, ma l’intensità dell’impulso sessuale di ogni singolo individuo, la tendenza a essere felice o depresso, l’avere o meno una visione serena del mondo, e cosi via.
Ad esempio, i tipi vata tendono ad avere un forte impulso sessuale, mentre i tipi kapha potrebbero essere meno passionali, anche se più romantici. Le persone vata sono propense alla depressione e tendono a preoccuparsi; i tipi kapha tendono allinattività e raramente si fanno prendere dall’ansia. I tipi pitta riescono a evitare gli estremi e sono spesso descritti come “i mediatori felici”. E’ importante ricordare che tutti esprimiamo le caratteristiche del nostro dosha predominante in forma “diluita”.

L’importanza dell’equilibrio

Il concetto di un dosha dominante è più esaustivo rispetto ad altri sistemi di catalogazione delle persone, e ha una comprensione più completa e olistica del benessere e della malattia in tutte le sue forme. Il dosha governa tutte le attività psicologiche e chimiche del corpo, e l’Ayurveda mira a portare tali caratteristiche il più vicino possibile all’equilibrio. Quanto più l’equilibrio viene raggiunto, tanto più la persona è in salute.
Le energie vata, pitta e kapha percorrono il corpo umano producendo effetti sia benefici, sia dannosi. Il ruolo del medico ayurvedico è quindi di valutare gli effetti dei dosha e di contrastare l’influenza degli effetti dannosi.
Benché i dosha non siano visibili, è possibile comunque individuarne l’influenza. Le cellule hanno un aspetto diverso a seconda del tipo di dosha predominante (le cellule a dominanza vata sono molto attive; le cellule a dominanza pitta sono estremamente attive e le cellule a dominanza kapha hanno un elevato contenuto di grasso e di acqua). I dosha non si prestano a prove scientifiche; tuttavia, il loro ruolo e la loro importanza è stata riconosciuta per migliaia di anni.

Fonti: Ayurveda, Stefano Autieri

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