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Confucio e l’importanza della virtù

Confucio, diversamente dai nostri filosofi, non ha scritto libri per esporre la sua dottrina; ciò che resta delle sue parole viene raccolto da alcuni discepoli in un libro, conosciuto come i Dialoghi, che è composto da brevi parabole che chiariscono il pensiero del Maestro.

Secondo Confucio, la società del suo tempo era piena di aspetti negativi: in particolare, rimproverava agli uomini la mancanza di moralità. Il centro del suo insegnamento è l’importanza della virtù, che deve essere alla base sia della famiglia sia dello Stato.

Confucio affermava di non aver inventato una filosofia originale: voleva solo riproporre gli ideali del passato. Diceva: “Io trasmetto, non creo”. Il modello ideale per Confucio era l’antica epoca in cui regnavano i sovrani delle leggende. In quel tempo, lo Stato non si fondava su una legge spietata, inventata da uomini senza morale; il sovrano non governava con l’aiuto della forza e di leggi severe, ma guidato dalla virtù.

Confucio riteneva che la presenza della virtù può rendere chiunque un “uomo superiore”: il principe ideale deve possedere questa qualità in massimo grado. Dunque, per lui la differenza fra gli uomini non stava tanto nella diversità di classe sociale o di ricchezza, quanto nel grado di virtù posseduto.

Ma cos’è la virtù? Confucio la chiamava ren: è una parola cinese che possiamo tradurre come “umanità, benevolenza” e indica un atteggiamento di disponibilità verso gli altri che ci fa sentire tutti simili, proprio perché uomini. 

Quindi Confucio è da una parte quasi un rivoluzionario, perché per lui il nascere nobili o ricchi non è di per sé una garanzia dell’essere virtuosi; ma, dall’altra, è anche un conservatore, difende il concetto della gerarchia, cioè della necessità che nella società ci sia chi comanda e chi ubbidisce. Ma chi comanda, secondo Confucio, deve trovarsi in questa condizione non per nascita ma perché è più virtuoso di altri.

Il principio della virtù è, pertanto, fondamentale sia al fine di formare una famiglia felice, sia per guidare uno Stato ordinato. Gli elementi essenziali per ottenere una famiglia e uno Stato virtuosi sono per Confucio la carità, la giustizia, lo studio, la sincerità e i riti.

La carità e la giustizia fanno parte del rapporto virtuoso che deve instaurarsi fra gli uomini; lo studio è l’attività con la quale ognuno può trovare la virtù nel proprio cuore; la sincerità è il risultato della pratica della virtù e dello studio. I riti, invece, sono importanti per un altro motivo. Non sono vuote leggi da rispettare ciecamente: sono norme stabilite dagli antichi sovrani per regolare in modo ideale la società e i rapporti tra i suoi diversi componenti.

Questa filosofia è esposta nei Dialoghi, e anche in tre opere che in realtà sono state scritte da discepoli di Confucio: La pietà filiale, Il grande studio e L’invariabile mezzo.

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