Educazione cinofila: relazione e compromessi

Educazione cinofila: relazione e compromessi

La psicoterapeuta americana Robin Norwood nel suo libro DONNE CHE AMANO TROPPO scrive:
“L’accettazione è l’antitesi della negazione e del controllo. E’ la disponibilità a riconoscere la realtà per quella che è, e a permetterle di esistere come è, senza sentire il bisogno di cambiarla.
Questo è il segreto di una felicità che non viene dalla pretesa di manipolare le cose e le persone che ci circondano, ma dalla capacità di sviluppare una pace interiore, anche di fronte alle provocazioni e alle difficoltà.” (cit.)
Benché il libro in questione non tratti assolutamente di cinofilia, ma di un argomento totalmente diverso, ho creduto che questa frase sia applicabile anche in tale contesto.
Nel mio lavoro di educatore mi capita spesso di lavorare con dei cani che richiedono un percorso educativo mirato ai loro proprietari: ovvero basato sull’acquisizione delle competenze necessarie per capire i bisogni e le esigenze del proprio cane e non viceversa, come erroneamente si potrebbe pensare. Talvolta, per esempio, un cucciolo eccessivamente mordace o con uno scarso autocontrollo, necessita NON di attenzioni maggiori da parte del proprietario, bensì di quelle che sono delle corrette attenzioni! In questi casi il problema non risiede nell’interrompere il comportamento del cane, quanto invece far capire al proprietario che le soluzioni adottate fino a quel momento non sono state utili né alla risoluzione del problema, né a favorire il benessere del cane stesso. Se abbiamo però la voglia e capacità di autocritica nel capire che un problema sussiste, e l’intenzione di migliorare mettendoci in discussione, possiamo affidarci ad una figura professionale competente che ci può aiutare a superare con successo e soddisfazione le difficoltà incontrate nel rapporto di crescita tra noi e il nostro amico a quattro zampe.
Ma spesso mi trovo, con mio grande dispiacere, di fronte a problematiche ben diverse.
Come accennato nell’articolo precedente, ogni cane è un soggetto unico ed irripetibile soprattutto per quanto riguarda il suo carattere, anche se l’appartenenza ad una razza, o nel caso dei meticci a un mix di razze, può dare qualche indicazione in più riguardo agli interessi e le motivazioni. Spesso, infatti, la scelta di adottare o acquistare il loro futuro amico, viene fatta senza avere tutte le informazioni necessarie riguardo al passo che stanno compiendo: ad esempio la scelta può essere fatta su una base puramente estetica, oppure si fanno orientare dalle emozioni scegliendo l’esemplare che stimola più tenerezza o che nella cucciolata o nel canile sembrava essere più bisognoso di cure. Capita così che dopo un iniziale periodo di entusiasmo, si rivolgano ad un educatore perché vedono deluse le loro aspettative! Chi ha portato in casa un amico a quattro zampe idealizzandolo come calmo e quieto, si ritrova invece un cagnone che sprizza energia e voglia di fare da tutte le parti distruggendo casa, oppure il contrario, chi immaginava di giocare con lui al tiro della pallina per delle ore, vede delusa l’aspettativa del riporto, o totale disinteresse verso quel determinato tipo di gioco. Altri ancora si stupiscono per la diffidenza che il proprio cane mostra verso gli estranei perché sognavano un esemplare socievole con qualsiasi persona; senza enumerare chi desiderava fare lunghe passeggiate e portarlo anche al parco per i cani, dove lasciarlo libero di correre e giocare, ma scopre che è potenzialmente litigioso con i suoi simili.
Ne va da se che le aspettative del futuro proprietario sono un tassello molto importante e spesso dolente che va quindi necessariamente ponderato al momento della scelta; e sarebbe senz’altro opportuno che la figura professionale coinvolta ne fosse messa al corrente, così da indirizzare al meglio il cliente. Tuttavia può anche accadere che pur avendo valutato e ponderato al meglio il cane adottato, per atipicità o per via delle sue precedenti esperienze, non proponga e mostri interesse per le attività nelle quali tanto si desiderava coinvolgerlo.
Ed è in questo momento che mi vengono in mente le parole della Norwood, quando i proprietari delusi dallo scarso interessamento del cane a determinate attività, mi chiedono come modificare il suo comportamento, o come poterlo “addestrare” a fare un’attività specifica, e quindi renderlo a tutti i costi come loro lo immaginano e desiderano. Queste richieste fanno intendere che non c’è stata una ricerca nel capire quali sono le sue attitudini e preferenze, ma piuttosto evidenziano un mancato bisogno del proprietario che si manifesta nel proporli esclusivamente quel genere di attività. La gioia e la bellezza della relazione con un cane sta anche in questo: scoprirsi e scoprire se stessi! Accettando che non potremo ad esempio, giocare con la pallina, perché non rientra nelle sue preferenze, perché al cane non interessa inseguirla, ma assecondandolo invece in altre attività che manifesterà; impegnarsi nel capire cosa li fa piacere fare e darsi la possibilità reciproca di scoprire così nuovi giochi che non si pensava potessero essere tanto divertenti.
Alla base di una buona relazione o di un qualsiasi altro percorso educativo o addestrativo, dovrebbe sempre esserci l’accettazione dell’altro, perché è il primo fondamentale passo per una convivenza felice e appagante.
Il percorso educativo risulta quindi importante per fornire diverse capacità al proprietario, che imparando a relazionarsi può insegnare al proprio cane diverse cose, come ad esempio rispondere ad alcune semplici richieste come: “seduto”, “terra”, o il “resta”. Imparare a conoscere meglio la comunicazione canina e quindi a capire poi le interazioni fra cani, e soprattutto farsi comprendere dal proprio, fornisce inoltre ottimi strumenti allo stesso cane per avere una buona consapevolezza del proprio corpo e fiducia nel proprietario, in modo tale da costruire un approccio al mondo positivo. Ma la cosa più importante da evidenziare è la reciproca conoscenza che si instaura tra i due: il cane saprà riconoscere quando il proprietario si aspetta qualcosa da lui e viceversa il proprietario imparerà a capire quali sono le attività che appagano il suo amico.
Questo sarebbe da tenere bene a mente, perché la convivenza con un cane che propone atteggiamenti problematici non è semplice, come spesso è difficile accettare la delusione delle nostre aspettative; ma se ci soffermiamo più di un attimo a ragionare e prendiamo la saggia decisione dell’accettazione dell’altro, in questo caso del nostro amico, per come è, e non per come vorremmo che fosse, ci renderemo conto che è possibile trovare le soluzioni. E tutto il percorso di crescita e vita insieme sarà molto più semplice e soprattutto appagante.

Di Eleonora Raga

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