Felicità, Ragione e Proporzione

Per Aristotele, la felicità è fine a se stessa, l’unica cosa che valga la pena di raggiungere nella vita umana. “La felicità è cosa ottima, e bellissima e piacevolissima”, sostiene nella sua Etica. Se non siete felici come vorreste essere allora, forse, la saggezza di Aristotele vi può essere d’aiuto. Aristotele credeva fermamente nel fine: ognuno ha un fine nella vita e si ha felicità duratura attraverso il suo raggiungimento. Ognuno di noi ha capacità e doti e, coltivandole in modo virtuoso, ci sentiamo realizzati. E’ anche dovere della famiglia e responsabilità del governo, creare insieme ambienti che contribuiscono a coltivare l’eccellenza e la pratica della virtù, che “ha bisogno dei beni esteriori: è impossibile, o non facile, compiere azioni belle se si è sprovvisti di risorse”. Le famiglie problematiche, le culture disfunzionali e i regimi dispotici sono profondamente non aristotelici, alla pari dei sistemi di credo religioso, che sacrificano la reale potenzialità di questa vita per la ricompensa incerta, o l’oblio, di quella futura.

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Aristotele sosteneva cosi il concetto di una vita guidata dalla ragione come il primo passo, ma non l’ultimo, nel cammino verso la felicità. Se non vi fosse l’esercizio e l’applicazione della ragione, noi vivremmo ancora nel tardo periodo dell’età della pietra, con uno stile di vita allo stato di natura descritto da Thomas Hobbes come “solitario, povero, cattivo, brutale e breve”. Per Aristotele lo scopo della ragione non è solo teorizzare per il puro piacere di farlo, ma è quello di indirizzare le nostre azioni in canali virtuosi.
Aristotele sosteneva che è sia desiderabile sia possibile essere felici in questa vita. La sua etica ci insegna come riconoscere ed evitare gli estremi della vita, perché sono proprio gli estremi, o il desiderio degli estremi, che cosi spesso causano l’infelicità. Se non mangerete abbastanza, sarete deperiti, infelici e andrete incontro a una morte prematura, mentre se mangiate troppo, sarete sovrappeso, infelici e andrete incontro a una morte prematura. Ciò che è vero per il cibo è vero anche per il lavoro, il denaro, il sesso e quasi ogni altra cosa che le persone perseguono, producono, o consumano nel normale corso della loro esistenza. Come spiega Aristotele:

“per natura le realtà di quel tipo sono distrutte dall’eccesso e dal difetto … allo stesso modo anche l’avere troppi cibi e bevande o troppo pochi, distrugge la salute, mentre la giusta misura la produce, l’aumenta e la difende. Ora, le cose stanno cosi anche per la temperanza, il coraggio e le altre virtù.”

Aristotele ci insegna a trovare un equilibrio fra eccesso e scarsità, una Via Media fra il troppo e il troppo poco. La felicità duratura nasce dal saper trovare e mantenere questo equilibrio, che è il Giusto Mezzo, mentre l’infelicità è il prodotto dell’avventurarsi troppo verso uno dei due estremi.

Il mondo in cui viviamo non è sempre equo, giusto o ragionevole. A metà della popolazione mondiale manca l’essenziale per condurre una vita degna di tale nome. Ma perfino coloro che hanno un buon tenore di vita, soffrono per le proprie imperfezioni, come pure per quelle degli altri e della natura delle cose. Le persone nei paesi in via di sviluppo sognano di avere le opportunità di cui godono le società più ricche. Nei paesi industrializzati, perfino le persone più benestanti e di successo soffrono di frustrazioni dovute alla carriera, alla vita familiare e alla realizzazione personale.

Se l’universo è sostanzialmente un luogo ordinato, allora perché talvolta il mondo degli esseri umani è cosi disordinato? E se l’universo è sostanzialmente caotico e disordinato, allora come possiamo fare per massimizzare l’ordine nei regni deòò’uomo? Una cosa che possiamo fare è usare il potere della ragione. Mentre la ragione, da sola, non può alleviare il dolore umano e non riesce a risolvere tutti i dilemmi, l’assenza di ragione contribuirà certamente ad acuire le nostre afflizioni e non sarà in grado né di gestirle, né di risolverle.

Quando le persone trovano gli altri irragionevoli o il mondo ingiusto, in realtà lamentano il fatto che certe priorità o avvenimenti non rientrano negli schemi tradizionali. Allora, secondo quale ordine di valori, le persone e i sistemi dovrebbero essere organizzati? Questo è un quesito fondamentale posto e da porre al potere della ragione umana. Come Aristotele ci ammonisce nella sua Etica Nicomachea: “Affidare al caso quanto vi è di più grande e più nobile sarebbe cosa troppo oltraggiosa”.

Fonti: “The Middle Way”, Lou Marinoff, 2007

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