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Intolleranze alimentari: cosa sono e come riconoscerle?

Cosa sono le intolleranze alimentari e come possiamo riconoscerle?

Le intolleranze alimentari fanno parte di un gruppo di reazioni avverse agli alimenti e si tratta sempre di reazioni che interessano alcuni individui. Sono dose-dipendente, generalmente provocate da un difetto enzimatico, quindi reazioni non immunologiche.

intolleranze alimentari e reazioni avverse

Cosa sono le intolleranze alimentari?

Esempio tipico è l’intolleranza al lattosio causata dalla carenza di lattasi. E’ un’intolleranza acquisita, raramente congenita. A volte, ad esempio, dopo una tossinfezione alimentare, ci può essere un danno a carico dei villi intestinali dove si trova l’enzima lattasi provocandone una carenza. L’intolleranza al lattosio provoca dolori addominali, diarrea, gonfiore per produzione di idrogeno. E’ facilmente diagnosticabile attraverso il Breath Test (test del respiro) che misura la quantità di idrogeno prodotto per fermentazione batterica dopo assunzione di lattosio.
Analoga è l’intolleranza al saccarosio determinata dalla carenza di saccarasi.

In altri casi l’intolleranza è congenita come la fenilchetonuria. A causa di un difetto genetico manca l’enzima fenilalanina-idrossilasi. Viene provocato cosi un accumulo di fenilalanina nel sangue e in alcuni tessuti. Se la patologia non viene riconosciuta precocemente si possono avere danni notevoli. I soggetti affetti da questa malattia si devono alimentare con alimenti proteici privi di fenilalanina.
Queste sono le intolleranze alimentari riconosciute dalla medicina ufficiale.

Diagnosi

test intolleranze alimentari

In commercio esistono tanti test che tentano di diagnosticare intolleranze alimentari, da quelli chinesiologici a quelli su sangue. Ma ancora non c’è una evidenza scientifica che attesti la validità di tali test. Quindi è un campo molto dibattuto in cui esiste molta confusione.

Negli ultimi tempi, ad esempio, si parla molto di intolleranza al glutine, che è molto diversa dalla vera intolleranza rappresentata dalla malattia celiaca. In realtà è una sensibilità al glutine che provoca sintomi come dolori addominali, nausea, diarrea, disturbi cutanei. Ha un andamento ricorrente, cioè può rimanere quiescente per diverso tempo per poi ripresentarsi in alcuni periodi.

La celiachia, invece è una malattia cronica autoimmune con una predisposizione genetica. A differenza della celiachia non ci sono test specifici per la sensibilità al glutine, almeno per ora. La diagnosi si basa sull’esclusione degli alimenti contenenti glutine. Il paziente, in genere, riferisce un certo benessere. Questo, però, non esclude tutta quella percentuale di persone che possono avere l’effetto placebo, cioè migliorano perché è cambiato qualcosa, senza che quello sia il vero problema.
Mangiare senza glutine è comunque una moda, e molti la seguono perché sono convinti che li faccia dimagrire. La dieta “gluten free” non è una dieta ipocalorica. Il glutine non fa ingrassare.

Altre intolleranze

Nel gruppo delle intolleranze, sempre secondo L’Accademia Europea di Allergologia, rientrano anche le reazioni farmacologiche. Infatti esistono una serie di alimenti che hanno effetti farmacologici. L’esempio più classico è quello degli alimenti ricchi di istamina e istamina-liberatori.

Alimenti ricchi di istamina: formaggi fermentati e stagionati, vino, birra, frutta secca.
Alimenti istamino-liberatori: fragole, cioccolato, crostacei e frutti di mare, albume d’uovo, pomodori.

Un’altra sostanza vasoattiva è la tiramina presente nel vino rosso e nei formaggi stagionati. In alcuni soggetti un eccesso di questi alimenti può provocare orticaria, cefalea e nausea.
Vengono definite anche pseudoallergie perché i sintomi sono analoghi a quelli delle allergie in cui però il meccanismo è mediato dagli anticorpi della classe IgE.

Conclusioni

La diagnostica delle reazioni avverse agli alimenti richiede una anamnesi molto accurata in maniera tale da avere un quadro generale del paziente per poi passare a test specifici che riguardano in particolar modo il campo delle allergie. Si tratta dei test cutanei come il prick test, prick by prick e il patch test e dei test in vitro come il dosaggio delle IgE totali e IgE specifiche. A volte si hanno dei falsi negativi pur essendoci una storia clinica convincente. In questi casi si passa ad una dieta ipoallergenica da seguire per tre settimane e si osserva la risposta.

Nel caso delle intolleranze alimentari non convenzionali, di cui non si conosce bene il meccanismo patogenetico, sicuramente una dieta da esclusione da cibo sospetto per un breve periodo può essere utile per disinfiammare l’apparato digerente per poi procedere ad una graduale reintroduzione.

Della Dott.ssa Simonetta Morace

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