La terapia della famiglia secondo l’approccio sistemico-prescrittivo

L’approccio sistemico-descrittivo è stato elaborato da M. Palazzoli Selvini e considera “la famiglia come un sistema auto-correttivo basato su regole determinate, dove il terapeuta deve fare il possibile per riportare alla luce le regole segrete (spesso inconsce e non verbalizzate), mediante le quali la famiglia perpetua la propria disfunzione. Scopo del terapeuta sarà quindi cambiare tali regole, cioè la modalità funzionale del sistema. La terapia è un tentativo di indurre una trasformazione in una struttura che ha proprietà cibernetiche […]. Come ha giustamente rilevato K. Lewin, per capire come funziona una certa cosa, bisogna prima tentare di cambiarne il funzionamento”.

Il cambiamento avviene attraverso la prescrizione: il terapeuta invita i membri della coppia a “giocare” un nuovo ruolo sia fra loro due che con tutti gli altri. In questa ottica il terapeuta ha carattere interventista ed è tenuto a diventare “giocatore” nel sistema familiare di cui si prende cura. Le mosse che hanno luogo in questo “gioco di rapporti funzionali” possono essere esclusivamente di due tipi:

  • Mossa che prosegue il gioco;
  • Mossa che inaugura e invita a giocare un altro gioco (“mossa meta-gioco”): ovviamente il terapeuta può fare solo questo tipo di mosse.

Teoria dei sistemi familiari di M. Bowen

Trattando di terapia sistemica e familiare è inevitabile citare Murray Bowen, psichiatra americano che è stato uno dei pionieri di tale approccio. Molto sinteticamente i concetti chiave della sua teoria dei sistemi familiari possono essere ritenuti i seguenti:

  • Differenziazione del sé: la capacità di separare il proprio funzionamento emotivo e cognitivo da quello della famiglia di origine. Soggetti con bassa differenziazione del sé tendono a fondersi con la famiglia, tanto che in casi estremi si parla addirittura di fusione con la massa dell’Io familiare. Questi individui dipendono dall’accettazione e dall’approvazione altrui e tendono spesso al conformismo; sono più vulnerabili allo stress e hanno grosse difficoltà ad adattarsi a nuove situazioni. Quando questa fusione raggiunge un livello critico si può riscontrare una patologia di tipo schizofrenico. Persone con alta (mai completa perché ciò è impossibile) differenziazione del sé riconoscono di avere bisogno del prossimo ma non dipendono dalla sua approvazione; mantengono saldi i loro principi e non si conformano alla massa per essere accettati. Tali principi etici e morali li aiutano nel prendere decisioni importanti per la famiglia e impediscono a questi soggetti di essere sopraffatti dalle emozioni nei momenti di crisi; essi inoltre sono in grado di guardare ai fatti in modo obiettivo, senza essere influenzati dalle opinioni esterne. Di solito un individuo con un alto livello di differenziazione del sé raggiunge l’autorealizzazione ed è in grado di avere rapporti sessuali ed emotivi appaganti perché avendo confini dell’Io flessibili (ma non labili) è in grado di sperimentare la condivisione e abbandonarsi all’altro.
  • Triangolazione: secondo la teoria dei sistemi familiari di Bowen, quando due componenti di una famiglia hanno problemi fra di loro tendono a “triangolare” un terzo elemento, in pratica si alleano fra di loro, rinsaldando la propria relazione, e si coalizzano contro il terzo. Un esempio può essere quello di una giovane madre che ha problemi col marito e che per diminuire la propria ansia si preoccupa esclusivamente del bambino, escludendo così il coniuge. Lo stesso marito, per evitare di parlare con la moglie dei loro problemi, potrebbe occuparsi esclusivamente del lavoro, “triangolando” così la moglie. I triangoli sono solitamente composti da due persone in conflitto, una delle quali ne coinvolge una terza per disinnescare la tensione oppure per coalizzarsi con quest’ultima contro l’altra. Le persone “alleate” sono considerate all’interno del triangolo mentre la terza (quella triangolata) è considerata all’esterno: se i due soggetti interni al triangolo vanno d’accordo, tendono ad escludere quella esterna che proverà sentimenti di rifiuto e cercherà di avvicinarsi ad uno degli individui all’interno del triangolo. Nel caso di tensioni moderate all’interno del triangolo, uno dei due elementi si coalizzerà con l’elemento esterno e insieme triangoleranno il primo che adesso si ritroverà all’esterno del triangolo stesso e cercherà probabilmente di riavvicinarsi ad uno dei due in una specie di triangolazione infinita. Se la tensione all’interno del triangolo è invece elevata, uno dei due soggetti cercherà di uscirne gettando nel conflitto il terzo che ne stava fuori, in modo tale da poter osservare in tranquillità gli altri due litigare. Quando il livello di tensione cala, l’esterno potrebbe tentare di rientrare nel triangolo. È possibile che uno dei coniugi di una coppia in crisi coinvolga il figlio, creando una più stabile alleanza con una persona più vulnerabile.
  • Processo di trasmissione multigenerazionale: la triangolazione si perpetua da una generazione all’altra, rendendo sempre più difficile il processo di individuazione dei singoli membri, fino a casi estremi (patologici) di fusione in cui si sviluppa una massa indifferenziata dell’Io familiare. Ricordando quanto sia importante la differenziazione rispetto alla famiglia secondo Bowen, è chiaro quanto questo processo di trasmissione multigenerazionale sia potenzialmente nocivo.
  • Taglio emotivo (emotional cutoff): è il meccanismo che usano le persone per ridurre l’ansia derivante dalle questioni irrisolte con genitori, fratelli o altri membri della famiglia. In pratica, per evitare di dover affrontare questioni molto delicate, le persone vanno via di casa e raramente vi fanno ritorno; nel caso siano costrette a rimanere in contatto con la famiglia di origine, preferiscono stare in silenzio oppure deviare le conversazioni verso argomenti futili. Il taglio emotivo riduce l’ansia ma i problemi irrisolti finiranno inevitabilmente per minare le altre relazioni, specialmente in momenti di stress. Il contrario del taglio emotivo è la relazione aperta: essa è molto efficace nel ridurre il livello generale di ansia di una famiglia nucleare, specialmente se questa mantiene buoni rapporti con la famiglia estesa (formata dalle famiglie di origine dei due coniugi o partner).

A cura del Dott. Aldo Gabardo

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