Mastoplastica: facciamo chiarezza

Quando si parla di chirurgia plastica, l’intervento che immediatamente viene in mente è quello della mastoplastica. Sebbene questa possa essere di due tipi – mastoplastica additiva e mastoplastica riduttiva – è sicuramente la prima a “riscuotere maggior successo”, sia perché si tratta di un intervento relativamente comune, sia perché molto spesso ne sentiamo parlare in tv.

La mastoplastica additiva, o aumento del seno tramite protesi al silicone, è di fatto l’intervento maggiormente richiesto insieme alla liposcultura in chirurgia estetica. Questa operazione consente in pochissimo tempo di modificare la forma e le dimensioni di un seno o di correggere un’asimmetria mammaria, migliorando l’armonia del corpo e la propria autostima.

La mastoplastica riduttiva permette, invece, di modificare la forma e le dimensioni di un seno troppo grande e cadente o di correggere un’asimmetria mammaria. Questo intervento può generare importanti benefici anche per la colonna vertebrale, in alcune circostanze appesantita da un seno troppo grande.

L’informazione sulla mastoplastica additiva con l’impianto di protesi al silicone è spesso accompagnata da considerazioni contradditorie e, a volte, non veritiere. Mi trovo spesso a dirimere falsi miti ampiamente sedimentati nel senso comune che arrivano a creare vere e proprie leggende metropolitane sulla questione. Per questo in fase di visita pre-operatoria, mi vengono spesso rivolte molte domande sulla misura giusta della protesi e la qualità dei materiali di cui sono composte. Personalmente mi prefiggo sempre l’obiettivo di ottenere un risultato naturale e non visibile, sicuramente la scelta più saggia che un chirurgo possa proporre a una paziente. Per questo, la regola fondamentale da rispettare è che la base della protesi sia essere più piccola della base del seno, in maniera tale che la protesi stessa sia interamente coperta e la sua presenza impercettibile al tatto e alla vista. La qualità degli impianti, contenenti gel al silicone o soluzione salina sterile, è invece garantita da una direttiva europea, obbligatoria per tutti i presidi medici.

Sempre riguardo le protesi, mi vengono spesso poste domande sulla possibilità di allattare al seno e sul rischio di aumento di tumori alla mammella legato al loro impianto. Le risposte sono chiare: nessuno studio ha mai dimostrato che l’impianto di protesi al silicone possa causare o aumentare la percentuale di rischio di cancro alla mammella. Per quanto concerne l’allattamento, grazie all’inserimento della protesi dal solco sottomammario, è possibile allattare senza alcun problema: studi recenti indicano infatti che le donne con protesi mammarie non presentano nel latte livelli e sostanze diverse rispetto alle altre mamme.

Ricapitolando, quindi, la misura della protesi non può essere standard, ma piuttosto varia in base al seno che la ospiterà. Inoltre, non vi è alcuna prova scientifica che l’impianto di protesi al silicone aumenti la percentuale di rischio di cancro, così come non vi sono rischi per l’allattamento. Tutto ciò è vero a condizione di rivolgersi sempre ed esclusivamente a professionisti e a strutture di livello per evitare qualsiasi tipo di rischio.

Prof. Pietro Lorenzetti

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