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Motivazioni che inducono alla pratica sportiva

In psicologia con “motivazioni” si indica l’agente fisiologico, emotivo e cognitivo che organizza il comportamento di un individuo verso uno scopo.

PRIMA CLASSIFICAZIONE:

  • Psicofisiologiche (relazioni tra i fenomeni psichici e quelli fisiologici dell’organismo)
  • Psicodinamiche
  • Psicosociali

Si possono dividere le motivazioni all’attività sportiva in due categorie:

  • Primarie (gioco, agonismo),
  • Secondarie (fattori della personalità).

MOTIVAZIONI PRIMARIE

Il gioco non è solamente un’attività infantile, ma è un’esigenza fondamentale comune a tutti gli individui, poiché comprende elementi d’incertezza parzialmente controllabili, una condizione in cui l’individuo può creare una realtà fittizia capace di realizzare alcuni suoi bisogni.

L’esperienza psicomotoria nei giochi, e quindi nello sport, soddisfa le motivazioni cognitive dell’individuo mediante:

  • Esplorazione dell’ambiente
  • Manipolazione, reale o fantastica, degli oggetti (combattimento con i soldatini)
  • Padroneggiamento del corpo (dondolare sull’altalena)
  • Padroneggiamento delle situazioni


L’agonismo

L’attività sportiva è un gioco caratterizzato da finalità agonistiche, aventi comportamento razionale specifico, intenzionale, del dinamismo tra una disposizione generica all’atto aggressivo e i modelli di comportamento acquisiti durante la socializzazione primaria e secondaria. Alla base della motivazioni troviamo la differenziazione fra il modello agonistico ed il modello amatoriale.

FATTORI INIBENTI LA PRATICA SPORTIVA

Causano l’abbandono della pratica sportiva, o impediscono che una larga fascia di soggetti in età evolutiva giunga a fare sport.

  • Sentimento d’inferiorità infantile:

Alimentati principalmente dalla famiglia, dallo stesso ambiente sportivo, dall’allenatore.

  • Ansia adolescenziale da prestazione:

Rilevabile nel momento agonistico

  • Sovraccarico da frustrazione:

Situazione psicologica in cui l’individuo sperimenta l’impedimento alla soddisfazione di un suo particolare bisogno. La capacità di sopportare tensioni emotive può produrre reazioni aggressive spostando le delusioni, l’insuccesso, su altre situazioni (scuola, famiglia…) o azionando un meccanismo di autosvalutazione, autoaccusa e autopunizioni (come l’abbandono alla pratica sportiva).

Numerosi studi hanno messo in evidenza la motivazione che induce alla partecipazione alle attività sportive, facendo emergere alcune tematiche comuni.

Le motivazioni alla partecipazione includono primariamente:

1) Lo sviluppo di competenze fisiche (imparare nuove abilità, migliorare quelle già possedute e raggiungere obiettivi);

2) guadagnare il consenso sociale (farsi nuovi amici, essere parte di un gruppo, guadagnare l’approvazione degli adulti significativi);

3) accrescere la forma fisica e l’aspetto (essere in forma, essere più forti);

4) godere di una nuova esperienza (divertirsi, stimolarsi).

E’ evidente che le motivazioni sono molteplici.

Il divertimento e il piacere sono motivi dominanti per la partecipazione sportiva, le interazioni sociali positive (con parenti, allenatore e compagni di squadra), le percezioni di competenza, sono le principali cause del divertimento sportivo.

Nel 2002 gli studi di Horn confermano che sei (6) sono le variabili emerse:

il divertimento, gli investimenti personali, le opportunità di riconoscimento, le alternative di attrattiva, il supporto dei parenti e il dovere verso l’allenatore. (Horn, 2002)

Fino al 1980, la supposizione di predire il successo nello sport era sostenuta dal fatto che gli sportivi di successo sembravano dimostrare un profilo di personalità che differiva da quello degli altri sportivi, il profilo della personalità di successo comprendeva, con una certa approssimazione:

  1. l’integrazione sociale,
  2. la stabilità emotiva,
  3. l’ambizione,
  4. la capacità di imporsi,
  5. la responsabilità,
  6. la leadership,
  7. la selfconfidence,
  8. la persistenza (capacità di impegnarsi a lungo, di seguire programmi dipreparazione a lunga scadenza),
  9. il livello di ansia.


Le principali caratteristiche (abilità) psichiche

Daniel Gould & Kristen Dieffenbach hanno pubblicato, sull’International Journal of Sport Psychology, uno studio effettuato su 92 atleti americani vincitori di medaglie olimpiche, allo scopo di esaminare quali fossero, in atleti “vincenti”, le principali caratteristiche psichiche e il loro sviluppo.

Furono altresì intervistati 40 loro allenatori e 100 genitori od altre figure significative.

Tutti gli atleti erano caratterizzati da un gran numero delle abilità, neppure uno le possedeva tutte quante.

I risultati dello studio hanno mostrato che gli atleti si caratterizzavano per:

Abilità di Coping (fronteggiare e controllare l’ansia)

Confidence (fiducia nelle proprie capacità di fornire una prestazione ottimale): è “un attributo posseduto dai soggetti che credono nelle proprie abilità e capacità di giudizio, che sono sicuri di sé e affidabili e forse, all’occasione, intraprendenti”

Menthal toughness/resiliency (tenacia, ostinazione/elasticità, capacità di recupero) “Menthal toughness descrive un insieme di qualità che comprendono un insolito elevato livello di risolutezza, un rifiuto di essere intimidito, un’abilità a rimanere concentrato in situazioni ad alto livello di pressione, una capacità di mantenere un ottimale livello di arousal nel corso della competizione, un’incrollabile propensione alla competizione anche in caso di infortunio, un’attitudine a non arrendersi una volta battuto, una propensione al rischio quando gli avversari si mostrano indecisi e un’inflessibile, forse ostinata insistenza a portare a termine la competizione piuttosto che dichiararsi battuti”.

Sport intelligence (Intelligenza sportiva): lo psicologo Robert Sternberg la definisce come “l’abilità a trovare il significato e la relativa funzione di adattamento, alle situazioni in cui uno si trova ad operare”.

Stàmina è un termine che secondo Hornby, A.S., 1974, Oxford Dictionery, Oxford University Press, Oxford, sta ad indicare: “vigore, energia, capacità di una persona o di un animale di lavorare intensamente per un lungo periodo, “capacità di resistere, endurance”.

Ability to focus and block out distractions (abilità a concentrarsi e tenere fuori le distrazioni): l’abilità di “concentrare l’attenzione auditiva/visiva, o attenzione focale, per mettere in atto gli aspetti selettivi dell’attenzione che gli atleti impiegano in gara” e in allenamento.

Competitiviness l’insieme delle caratteristiche che consentono di impegnarsi a fondo per il raggiungimento del successo. La competizione sportiva, “implica la contrapposizione tra due o più parti per raggiungere il medesimo obiettivo e il fallimento di una o più parti. La sconfitta non è sinonimo di fallimento: è uno degli innumerevoli criteri da usare per valutare l’esperienza della gara”.

Hard-work ethics (etica del lavorare duramente): diretta discendente della Riforma Protestante 10 che aveva promosso ogni forma di individualismo, con particolare riferimento alla piena realizzazione di sé, attraverso l’esaltazione dei valori dell’impresa, del lavoro e del sacrificio per il miglioramento personale.

Ability to set and achieve goals (abilità nello stabilire e raggiungere gli obiettivi).

Perfezionismo adattativo (non fine a se stesso o non coattivo): una focalizzazione su obiettivi specifici che escludono altri interessi che possano distrarre.

Coachability (disponibilità a farsi allenare), la capacità di “mettersi nelle mani dell’allenatore” accettando e condividendo:

a) gli obiettivi intermedi (in vista delle finalità complessive),

b) i piani di allenamento individuati,

c) i mezzi (quantità, frequenze, procedure) di allenamento.

High level of dispositional hope (alto livello di disposizione alla speranza): è uno stato psicologico che differisce dalla confidence (più ancorata a una realistica consapevolezza delle proprie capacità tecnico – tattiche e fisiche) e che confina con l’ottimismo.

Optimism (ottimismo): Martin Seligman “l’elemento determinante è il modo in cui gli individui pensano alle cause del successo o del fallimento”:

a) il pessimista ragiona classificando gli eventi positivi attribuendoli a cause specifiche e transitorie (“stavolta ho avuto un colpo di fortuna”, “il mio avversario ha accusato una inspiegabile defaiance”) e quelli negativi come elementi costanti e attribuendosene la colpa (cause interne): “le mie caratteristiche non sono adeguate alla performance richiesta”, “sono una schiappa”, “sono insicuro”;

b) l’ottimista, invece, lo fa attribuendo gli eventi positivi a cause permanenti, abilità possedute, e attribuendosene il merito (ho talento, nei momenti decisivi riesco sempre a dare il meglio di me) e quelli negativi a cause temporanee e attribuendone la colpa a cause esterne (a volte capita che i giudici sbaglino un verdetto, quell’arbitro è stato ingiusto con me, sono sfortunato quando piove).

Non ha senso cercare di individuare il tipo psicologico più adatto ad un determinato sport. Ogni atleta, è un “tipo” unico (e non solo dal punto di vista psicologico), è diverso da tutti gli altri e ognuno utilizza le proprie caratteristiche di personalità di modalità di risoluzione dei problemi alla ricerca della sua massima performance.

A cura di Fabio Martella

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