Empatia e neuroni a specchio – Filosofia e scienza in dialogo

L’esistenza dell’altro, degli altri, è già scritta nei nostri neuroni? Oggi si parla molto del mind-body problem. Ma quale rapporto sussiste tra mente, cervello, psiche, coscienza? Negli ultimi decenni, le neuroscienze cognitive si sono progressivamente interessate al tema della coscienza intenzionale, confermando indirettamente le analisi filosofico – fenomenologiche su empatia e intersoggettività. Si tratta della scoperta tutta italiana dei neuroni a specchio, dotati di una straordinaria proprietà. Quella di provocare una reazione speculare nel sistema neurale dell’osservatore passivo di un’azione.

I neuroni specchio, si attivano, per così dire “risuonano”, sia quando un’azione è compiuta in prima persona, sia quando vediamo altri compierla. Costituirebbero, perciò, la prova di un meccanismo neurofisiologico di base che ci consente di entrare in relazione con gli altri.

Empatia e neuroni a specchio

Filosofia e scienza in dialogo

La strategia dei mirror neurons – neuroni a specchio – fornirebbe la base scientifica per il superamento di quelle logiche solipsistiche ed egocentriche, imperniate sul binomio mente-cervello. La loro azione viene interpretata nella prospettiva di una “cavità risonante virtuale”. In questa prospettiva, la codificazione neurale renderebbe interattivo e condivisibile il dialogo, mentre le rappresentazioni neurali che ne derivano risulterebbero condivise già a livello intenzionale.

Ma allora l’empatia è un meccanismo neurofisiologico automatico e inconscio, nel quale la nostra volontà non ha alcuna parte? Oppure è un valore formativo che si acquisisce, si accresce e si affina come un talento, una competenza, forse anche un’arte?

Empatia

Di fatto, il sistema dei neuroni specchio determina il sorgere di uno spazio d’azione condiviso, nel quale si genera il processo di comunicazione e di comprensione intersoggettiva. La radice della soggettività umana è allora una intersoggettività originaria? A questo proposito, già nei primi anni del Novecento la filosofia parlava di “soggettività del noi”; secondo Husserl, per stabilire un rapporto tra ego ed alter-ego, per comunicare a qualcuno qualcosa, deve necessariamente stabilirsi una relazione corporea, una connessione attraverso processi fisici. Il nostro corpo e la psiche formano una peculiare unità d’esperienza, in virtù della quale lo psichico viene ad avere un suo posto nello spazio e nel tempo.

Empatia e neuroni a specchio

I neurofisiologi dell’Università di Parma, guidati da Giacomo Rizzolatti, hanno constatato che il meccanismo dei neuroni a specchio è in grado di codificare l’esperienza sensoriale in termini emozionali. Ciò significa che la comprensione immediata, in prima persona, delle emozioni degli altri è il prerequisito necessario per quel comportamento empatico che sottende larga parte delle relazioni intersoggettive?

I neuroni a specchio mappano le azioni osservate sugli stessi circuiti nervosi che ne controllano l’esecuzione attiva. Consentono una rappresentazione interna, una sorta di “simulazione incarnata”, di una determinata azione reale, concreta, sia essa socio-comportamentale, sia essa linguistica. Il problema della coscienza intenzionale, proprio dell’indagine filosofica, si pone oggi allo scienziato in tutta la sua pregnanza. Le due discipline, troppo spesso lontane o poco comunicanti, risultano ora significativamente intrecciate, sia pure nell’autonomia dei rispettivi criteri metodologici. Ciò consente il superamento di un pregiudizio culturale purtroppo consolidato, che afferma che la filosofia non è scienza e che la scienza non fa filosofia.

Empatia e neuroni specchio: Fattori ulteriori

In realtà, il neuroscienziato si rende conto dei limiti della sua ricerca quando argomenta che condividere a livello viscero-motorio lo stato emotivo di un altro è cosa ben diversa dal provare un coinvolgimento empatico nei suoi confronti. Se vediamo una smorfia di dolore non per questo siamo automaticamente indotti a provare compassione. Ciò spesso accade, ma i due processi sono distinti, nel senso che il secondo implica il primo, e non viceversa.

Inoltre, la compassione dipende da altri fattori oltre al riconoscimento del dolore. Per esempio, da chi è l’altro. Da quali rapporti abbiamo con lui o con lei. Dal fatto che abbiamo più o meno intenzione di farci carico della sua situazione emotiva, dei suoi desideri, delle sue aspettative. Si tratta di “fattori ulteriori”, che l’analisi fenomenologica ha messo ben in evidenza già nei primi anni del Novecento, sottolineando il ruolo della coscienza, dei vissuti, del lógos.

Il quesito filosoficamente rilevante è allora: il vissuto empatico

Il vissuto empatico consente la fondazione fenomenologica dell’identità personale e relazionale, è con ciò provato, “naturalizzato” su basi neurofisiologiche?

L’insieme degli esperimenti effettuati stabilisce infatti che il sistema dei neuroni specchio è in grado di decodificare non solo l’atto osservato, ma anche l’intenzione, lo scopo con cui esso è compiuto. In accordo con il paradigma dell’embodied cognition, le intenzioni dell’alter-ego possono essere comprese senza alcuna mediazione riflessiva, sia essa concettuale o linguistica, attraverso ciò che i fenomenologi chiamano corpo vivo, corpo-soggetto, corpo che sente i suoi stati.

Ciò significa che i neuroni specchio non “sentono”

E’ tutto l’essere umano, strutturalmente esperienziale, che comprende ciò che l’altro prova, vive e sente, nell’insieme delle sue dimensioni costitutive, così come l’analisi fenomenologica ha evidenziato. La reciprocità che ci lega agli altri esseri umani è una condizione naturale, pre-linguistica e pre-razionale. Questo importante risultato scientifico dimostra quanto artificiosa sia la dicotomia tra la “mente”, intesa come capacità logico-discorsiva e calcolante, e la sfera emotiva, psicofisica, affettiva, relazionale. E come sia anche da ripensare il rapporto tra filosofia e scienza. La filosofia essendo una scienza “rigorosa” ma non “esatta” al modo delle scienze empiriche, e la scienza essendosi ultimamente imbattuta, probabilmente suo malgrado, nel problema difficile dell’intenzionalità della coscienza.

Esperienza comune

Molto interessante la consonanza di alcuni temi fenomenologici con le conclusioni del neuroscienziato italiano Giacomo Rizzolatti. Scrive: «Il sistema dei neuroni a specchio appare così decisivo per l’insorgere di quel terreno d’esperienza comune che è all’origine della nostra capacità di agire come soggetti non soltanto individuali ma anche e soprattutto sociali. Forme più o meno complicate di imitazione, di apprendimento, di comunicazione gestuale e addirittura verbale trovano, infatti, un riscontro puntuale nell’attivazione di specifici circuiti specchio. Non solo. La nostra stessa possibilità di cogliere le reazioni emotive degli altri è correlata a un determinato insieme di aree caratterizzate da proprietà specchio.

Al pari delle azioni, anche le emozioni risultano immediatamente condivise. La percezione del dolore o del disgusto altrui attivano le stesse aree della corteccia cerebrale che sono coinvolte quando siamo noi a provare dolore o disgusto. Ciò mostra quanto radicato e profondo sia il legame che ci unisce agli altri, ovvero quanto bizzarro sia concepire un io senza un noi».

 

di Patrizia Manganaro

Leggi altri articoli della Prof.ssa Patrizia Manganaro QUI

 

 

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