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HAIKU: La poesia tradizionale giapponese

poesia haiku: la poesia tradizionale giapponese

Che cos’è l’Haiku?

La poesia HAIKU è la Poesia Tradizionale Giapponese. E’ un componimento poetico, una brevissima poesia formata solo da tre versi. Una poesia di concentrazione, che presenta caratteristiche molto precise. Nell’Haiku classico i versi sono formati da un numero di sillabe predeterminato.

Il primo verso è formato da cinque sillabe, il secondo da sette sillabe, il terzo di nuovo da cinque sillabe. Un totale dunque di diciassette sillabe. Il breve componimento deve avere per tema la natura e, almeno con una parola, deve evocare la stagione. Non deve avere titolo.

Caduti i fiori
tra i rami degli alberi
il tempio appare.

– Yosa Buson –

Nel convolvolo
soffia il suo naso
ragazza in fiore.

Kobayashi Issa –

Gli alberi spogli
sulla sponda del fiume
ora s’ignorano.

Sono Uchida –

Poesia Haiku e Matsuo Basho

Ci sono scrittori moderni, soprattutto occidentali, che compongono haiku con un numero di sillabe maggiore, ma ciò contrasta con i dettami dell’ideale poemetto, codificati, come vedremo più avanti, dal grande Matsuo Bashō. I giapponesi ammettono raramente deroghe. Tutt’al più si può dare vita ad un haiku contenente una sillaba in più, o in meno, solo in un verso (riconoscendo la straordinaria bellezza della poesia in questione) ma in questo caso l’haiku viene definito impuro.

Nel Paese del Sol Levante si calcola che oltre venti milioni di persone compongono almeno un haiku al giorno. Rafforzano così la loro attitudine alla meditazione, al rispetto per la natura, all’esercizio letterario. Esistono diversi modi di scrivere un haiku, ma due di essi sono i più usati e hanno dato vita a due stili diversi. Il primo stile è caratterizzato dal fatto che uno dei tre versi, in genere il primo, introduce un argomento che viene poi ampliato e concluso negli altri due versi.

Tornata ancora
nel bicchiere di sakè
la mosca annega.

– Sono Uchida –

Straziati guizzi
nel mare di tonnara
rosso di morte.

– Fabrizio Virgili –

Il secondo stile produce haiku che trattano due argomenti diversi, messi tra loro in opposizione o in armonia. Questo secondo stile può attuarsi con due modalità. Il primo verso introduce un argomento, il secondo verso lo amplia e lo approfondisce, il terzo verso produce un’opposizione di contenuto, un capovolgimento semantico che in qualche modo ha però relazione con il primo argomento. Questo sbalzo semantico può anche essere sottilissimo, come in questo haiku di Shiki:

Tra le erbe
un fiore bianco sboccia
Ignoro il suo nome.

– Masaoka Shiki –

La traduzione dalla lingua originale spesso non permette il rispetto della quantità delle sillabe. Ma potrebbe anche essere che il primo verso introduca un argomento e i due versi successivi ne introducano uno nuovo, mettendolo in relazione con l’argomento del primo (in opposizione o in armonia).

La voce del fagiano.
Quanta nostalgia
per mio padre e mia madre.

 – Matsuo Bashō –

Ancora un esempio di poesia haiku a ribadire quanto detto. E’ di Jack Kerouac, che, manco a dirlo, si muove con una quantità libera di sillabe:

Notte perfetta di luna
rovinata
da liti in famiglia.

– Jack Kerouac –

Cimentarsi con gli haiku significa osservare il mondo con occhio attento. Costringe a liberarsi delle sovrastrutture, delle parole inutili e superflue, di tutti i concetti che contemporaneamente si affollano intorno ad un evento, a una sensazione, a un’esperienza. Ci spinge a “vedere” e soprattutto a “cogliere” l’essenza di un accadimento di cui siamo testimoni, la sostanza di un’esperienza, il centro di un’emozione. Una grande scuola di vita e di riflessione. Matsuo Bashō diceva: “L’haiku è ciò che accade qui e in questo momento”. Si tratta di un’osservazione individuale della natura. E ogni poeta, come ben sappiamo, è sempre solo.

 

A cura del Prof. Fabrizio Virgili

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