Psicodramma psicoanalitico e sociodramma

Questa forma di psicodramma si è sviluppata intorno agli anni ’40 come tecnica di analisi infantile e successivamente degli adulti: la teoria sottostante e la tecnica utilizzata sono radicalmente diverse da quelle dello psicodramma classico di Moreno. Gli psicoanalisti rifiutano infatti il metodo catartico perché non lo ritengono efficace per trasformare la struttura psichica profonda.

Lo psicodramma psicoanalitico vieta il contatto fisico fra i partecipanti e assegna dei compiti ben precisi:

  • agli analisti quello di costituire l’oggetto del transfert;
  • ai partecipanti quello di rappresentare le identificazioni (termine psicoanalitico che designa il processo con cui un soggetto assimila uno o più tratti di un altro individuo modellandosi su di esso).

Nello psicodramma psicoanalitico la rappresentazione avviene in assenza di pubblico e il suo scopo non è quello della catarsi, ma l’interpretazione (non della realtà rappresentata) dell’immaginario del paziente (protagonista) sul piano simbolico. Le sedute si svolgono in orari che sono regolarmente stabiliti e in spazi che non sono dotati di alcun accessorio teatrale; esse sono condotte da due analisti (di sesso opposto) il cui compito è quello di interpretare i conflitti che emergono durante lo psicodramma.

Il sociodramma si differenzia dallo psicodramma (sia nell’ottica di Moreno che in quella psicoanalitica) perché non si rivolge al singolo paziente, ma al gruppo nella sua totalità, con l’obiettivo di risolvere problemi interindividuali, di ruolo e di gruppo.

 

A cura del Dott. Aldo Gabardo

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