Psicologia Individuale di Adler

La psicologia individuale comparata elaborata da A. Adler costituisce, insieme alle teorie di Freud e Jung, la triade classica delle psicologie del profondo.

Secondo Adler nell’uomo vi sono due istanze innate:

  • Volontà di potenza: bisogno di sopravvivere e affermarsi.
  • Sentimento sociale: voglia di cooperare con la comunità ed empatizzare con gli altri individui.

Se queste due istanze coesistono pacificamente, si avrà la salute mentale, se al contrario sono in conflitto ne scaturirà la nevrosi.

Alla radice della volontà di potenza (termine mutuato da F. Nietzsche) c’è il fisiologico sentimento di inferiorità che caratterizza il bambino alla nascita e che se non superato diventa complesso di inferiorità.

Il complesso di inferiorità è un sentimento di insufficienza psichica o fisica che emerge al confronto con gli altri e trova la sua origine in un difetto organico presente nell’individuo fin dalla nascita. Tale inferiorità d’organo, connessa a un sentimento di umiliazione, incide sullo sviluppo psichico del soggetto, favorendo la costruzione di strutture difensive e precauzionali sotto la spinta della volontà di potenza che tenta di esaltare la propria personalità e assicurarsi la superiorità sugli altri. Tali fini sono raggiungibili grazie al meccanismo di compensazione che agisce in due modi: a livello fisico rafforza l’organo debole mentre a livello psichico potenzia enormemente i fenomeni del presentimento e dell’anticipazione mentale che sfruttano attivamente le funzioni di memoria, intenzione, introspezione, immedesimazione intuitiva, attenzione, sensibilità, interesse. In poche parole il meccanismo di compensazione attivato dal complesso di inferiorità mette in moto tutte le forze psichiche atte a garantire la sicurezza. Per diminuire l’insicurezza avviene inoltre la fissazione e il rinforzo dei tratti caratteriali.

I tratti caratteriali promossi dal sentimento di inferiorità (vanità, diffidenza, aggressività, invidia) caratterizzano il quadro nevrotico e rendono impossibile l’adattamento alla realtà e al mondo sociale, in quanto il fine che esso persegue è quello della compensazione individuale (che Adler definisce uno scopo fittizio in quanto non è il prodotto logico, naturale, di forze originali di ordine biologico o naturale).

Alla formazione del sentimento d’inferiorità contribuiscono (oltre al deficit organico) anche fattori ambientali e comportamentali (educazione, famiglia, conflitti economici, sessualità).

Nella sintomatologia psichica e psicosomatica del nevrotico vi è dunque una tensione finalistica che, fin dall’infanzia orienta il soggetto verso quell’insieme di azioni e fenomeni psichici rivolti verso il futuro che costituiranno il suo stile di vita.

La psicologia individuale rifiuta quindi il determinismo psicoanalitico a favore di una progettualità e di un finalismo che trovano la loro espressione nello stile di vita che caratterizza ogni individuo: non è possibile pensare, sentire, volere, agire senza un fine ultimo (“il raggiungimento della potenza, della superiorità, del predominio sugli altri”), indispensabile per eliminare il caos del futuro e il disordine di cui saremmo vittime.

Per Adler anche l’inconscio che si esprime nel sogno ha una dimensione finalistica, esso è un “ponte gettato nel futuro”: una proiezione di ciò che avverrà che si manifesta tramite i simboli, da non leggersi con uno schema valido per tutti gli individui, ma in modo contingente all’esperienza psichica individuale e all’ambiente in cui il soggetto cresce.

L’uomo progetta piani di vita che possono comportare una valutazione di sé e del mondo che si distacca dalla realtà (finzioni) che, finché non distanzia troppo l’individuo dai suoi simili e non altera la coerenza del pensiero, rimane nell’ambito della normalità.

Abbandonata la teoria delle pulsioni di Freud, Adler è costretto a rivederne la natura e intende le pulsioni sessuali come espressioni della compartecipazione emotiva e quelle aggressive come espressioni dell’istinto di sopravvivenza.

La nevrosi è dunque il frutto del fallimento della compensazione e impedisce il passaggio dalla posizione egocentrica a quella di cooperazione e integrazione sociale: ciò porta Adler a spostare l’interesse della sua indagine dall’inconscio all’Io perché il soggetto nevrotico è consapevole delle proprie motivazioni ed è almeno in parte responsabile nell’evoluzione del suo stile di vita. Adler è dunque l’antesignano della Psicologia dell’Io (H. Hartmann, E. Kris, E.H. Erikson) e della Psicologia Interpersonale (K. Horney, E. Fromm, H.S. Sullivan).

Psicoterapia Sul piano della pratica terapeutica Adler:

  • non ricorre alle libere associazioni;
  • considera il transfert un elemento facilitante ma non fruibile a livello interpretativo;
  • presuppone una partecipazione attiva da parte del terapeuta con l’obiettivo di smascherare i falsi obiettivi a cui il paziente tende e fornire mete esistenziali più stimolanti e idonee.

 

A cura del Dott. Aldo Gabardo

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