Psicologia Rogersiana: Terapia centrata sul cliente

La Psicologia Rogersiana o Terapia Rogersiana è l’orientamento teorico ideato da C.R. Rogers. In base alle sue osservazioni cliniche, è arrivato a rifiutare l’ipotesi psicoanalitica del conflitto di natura sessuale per una concezione positiva dell’uomo (organismo) che tende naturalmente alla propria realizzazione.

psicologia rogersiana - terapia rogersiana

La terapia Rogersiana sostiene che l’individuo vive in un mondo di esperienze di cui è il centro. Questo mondo costituisce il suo campo percettivo all’interno del quale ogni organismo cerca la soddisfazione dei propri bisogni. La struttura del Sé si costituisce proprio dall’interazione col mondo dell’esperienza.

Il Sé è una configurazione dinamica, ma coerente di percezioni e relazioni che permette di acquisire i valori ambientali. Essi possono essere in accordo o in disaccordo con la tendenza individuale all’autorealizzazione poiché le valutazioni personali non sempre coincidono con quelle degli altri. Dalla differenza fra i valori esterni introiettati e la propria valutazione personale nasce l’area conflittuale e la difficoltà ad essere pienamente se stessi.

Le esperienze che vengono registrate nella vita possono essere:

  • Organizzate intorno al Sé: determinandone la dinamica e il cambiamento col fine di un migliore adattamento al mondo.
  • Ignorate: quando esse vengono percepite totalmente estranee al proprio Sé.
  • Simbolizzate in maniera corretta o distorta con effetti sulla percezione del proprio comportamento che può essere considerato proprio o improprio.

Le esperienze non coerenti con la struttura del Sé vengono percepite come un minaccia. Dunque, portano ad un irrigidimento della struttura caratteriale. L’individuo sano è quello dotato di un Sé dinamico. In grado di sostituire il suo sistema di valori con svalutazioni e rivalutazioni in base al fluire dell’esperienza.

Psicoterapia Rogersiana

La terapia che prende spunto dalle teorie rogersiane viene definita “non direttiva” o “centrata sul cliente” (termine utilizzato per evidenziare la condizione di parità in cui si svolge il dialogo terapeutico).

Il terapeuta non è più l’esperto o il possessore di un sapere oggettivo che gli consente di stabilire ciò che è sano e ciò che è malato. Il cliente non subisce passivamente un’interpretazione che gli giunge dall’esterno. Esprime il suo stato di “incongruenza” con il mondo esterno. Solo partendo da questo può diventare pienamente se stesso, seguendo però le linee di sviluppo tracciate dai propri vissuti esperienziali. Modificando quelli distorti e integrando quelli ignorati perché incompatibili con la struttura del proprio Sé.

Lo scopo della terapia non è quello di risolvere un problema. E’ quello di aiutare il cliente a utilizzare le sue innate capacità di autoregolazione e autorealizzazione.

A cura del Dott. Aldo Gabardo

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