Psicologia sistemica, la teoria dei sistemi e la comunicazione

La psicologia sistemica è nata negli anni ’50 a Palo Alto in California, prendendo spunto dalla teoria dei tipi logici di B. Russell, dalla teoria dei sistemi di L. Von Bertalanffy e dalla teoria del doppio legame (un particolare tipo di comunicazione interpersonale caratterizzato da segnali incongrui e contraddittori che pongono il destinatario in una condizione di profondo dilemma) di G. Bateson.

teoria dei sistemi e psicologia sistemica

Secondo questo approccio tutto è comunicazione (anche quella che può sembrare non-comunicazione). Perciò è possibile indagare il mondo psichico a partire dal sistema comunicativo che è regolato da tre leggi:

  • Totalità: il mutamento di una parte genera il mutamento del tutto.
  • Retroazione: il concetto di causalità lineare va abbandonato in favore di quello di circolarità (ogni punto del sistema influenza ed è influenzato da ogni altro).
  • Equifinalità: ogni sistema è la miglior spiegazione di se stesso (i parametri del sistema prevalgono sulle condizioni da cui il sistema stesso ha tratto origine).

Generale Teoria dei sistemi e Psicologia Sistemica

Questa teoria si occupa dello studio dell’organizzazione di una totalità detta sistema. Già nell’antichità sebbene fosse nota la tesi per cui un tutto non è riconducibile alla somma delle parti, è stata la scienza della cibernetica a determinare le regole morfologiche, strutturali e funzionali che consentono lo studio del sistema nella sua articolazione gerarchica e nella sua interazione con altri sistemi, con cui avvengono scambi di materiali, energie o informazioni. Anche la famiglia è considerata un sistema (“sistema famiglia”), costituito da un insieme di unità legate da relazioni significative in continuo interscambio con il più vasto ambiente sociale (sistema aperto). Von Bertalanffy cercò di emancipare la teoria dei sistemi dalla cibernetica, sostenendo che i principi di tale teoria sono validi per ogni sistema, a prescindere dal tipo particolare di cui si tratta.

Nello specifico campo della psicologia questa teoria consente di superare diverse concezioni che erano ormai radicate da anni:
  • La concezione atomistica: essa aveva caratterizzato lo studio dei fenomeni psichici (elementarismo, associazionismo, comportamentismo classico).
  • La concezione causale: i fenomeni non sono più considerati come entità astratte e isolate, spiegabili secondo il principio di causalità lineare; essi infatti sono considerati globalità da studiarsi nell’interazione dinamica delle parti;
  • Le varie forme di dualismo: sia quello mente-corpo di origine cartesiana che quello conscio-inconscio di tipo psicoanalitico.

Secondo M. Palazzoli Selvini questa teoria supera la visione meccanicistico-causale che ha sempre caratterizzato la spiegazione scientifica dei fenomeni, in favore di una visione sistemica. I membri della famiglia sono gli elementi di un circuito di interazione, per cui nessuno di essi ha potere unidirezionale sull’insieme: il comportamento di un membro della famiglia influenza inevitabilmente il comportamento degli altri.

Tuttavia è epistemologicamente errato considerare il comportamento di questo membro come la causa del comportamento degli altri membri. Questo perchè ogni membro influenza gli altri ma è anche influenzato dagli altri […] Ogni elemento è inserito, e interagisce, con la sua totalità, le dicotomie organico-psichico, conscio-inconscio perdono di significato”.

I precursori della teoria sistemica e della psicologia sistemica sono considerati:

  • L.S. Vygotskij: secondo cui era indispensabile un passaggio dall’approccio analitico a quello olistico-strutturale per studiare i processi psicologici.
  • J. Piaget: criticava l’elementarismo dichiarando che “un’operazione isolata non è un’operazione, perché l’essenza delle operazioni è quella di costituire sistemi”.
  • La psicologia della Gestalt (forma): che tramite Wertheimer affermava che la natura e le cause dei processi d’insieme non potevano essere noti partendo dagli elementi che li costituiscono perché un insieme è governato da leggi strutturali interne al sistema stesso.

 

Secondo Bateson l’attenzione sui fenomeni psichici va spostata dal significato al contesto (contestualismo), poiché quest’ultimo li rende molto più comprensibili rispetto ad una spiegazione endopsichica. La nozione di contesto è centrale per la teoria del campo di K. Lewin:

i vettori che determinano la dinamica di un evento non possono essere definiti che in funzione della totalità concreta che comprende, nel contempo, l’oggetto e la situazione

Anche per l’approccio relazionale di P. Watzlawick:

un fenomeno resta inspiegabile finché il campo di osservazione non è abbastanza ampio da includere il contesto in cui il fenomeno si è verificato”.

Secondo Watzlawick la psicologia deve prendere spunto dal settore delle comunicazioni. L’hardware elettronico è talmente complesso (il cervello lo è ancor di più), che conviene trascurare la struttura interna del dispositivo e studiare esclusivamente i suoi rapporti specifici di ingresso-uscita, questo non vuol dire che quanto si verifica realmente all’interno del dispositivo non influisca su tali rapporti, ma sapere esattamente come esso funziona non è indispensabile.

Da ciò deriva che per quanto riguarda i problemi psicologici e psichiatrici:

Non abbiamo bisogno di ricorrere ad alcuna ipotesi intrapsichica (che è fondamentalmente inverificabile). Possiamo limitarci a verificare i rapporti di ingresso e di uscita, cioè la comunicazione”.

 

A cura del Dott. Aldo Gabardo

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