Rebirthing: Le cinque grandi cause di infelicità

La nascita è il primo trauma che il Rebirthing ci consente di superare. Non è l’unico trauma di cui si deve occupare, purtroppo! Convinto del potere che il nostro pensiero ha di plasmare le nostre stesse condizioni di vita, Leonard Orr afferma che ogni essere umano si auto impone la propria legge personale, formulata in base a pensieri e credenze distorte.
Tali pensieri, cristallizzatisi come convinzioni in un periodo della vita, in cui la nostra visione del mondo non poteva essere chiara e obiettiva, non riflettono la realtà; hanno significato solo perché abbiamo scelto inconsapevolmente di crederci e sono riconducibili a quelle che Orr considera le cinque cause principali di infelicità.

1. Il trauma natale è il primo di questi cinque “grandi” (The five Biggies). Dal momento che, in genere, la nascita avviene in condizioni innaturali e traumatiche, da essa conseguono atteggiamenti negativi verso la vita, che continuano a condizionarci finché non ce ne liberiamo consapevolmente. Queste disposizioni consolidate condizionano innanzittutto la nostra capacità di respirare dal momento che, prima di venire al mondo, respiriamo mediante nostra madre grazie al cordone ombellicale. Quest’ultimo viene reciso subito, appena pochi minuti dopo la nascita e non dopo qualche ora, ossia il lasso di tempo necessario per imparare a respirare naturalmente da soli: il nostro primo respiro, dunque, è dettato dalla disperazione, dalla paura di morire e provoca una sofferenza alla quale continuiamo inconsciamente a ripensare nel seguito della nostra vita, ogni volta che respiriamo. Non c’è da stupirci, dunque, che respirare profondamente possa costare tanta fatica al punto da rendersi necessaria una vera rieducazione al corretto modo di ossigenarsi, ma questo non è l’unico trauma legato alla nascita. Infatti, se è pur vero che le prime contrazioni dell’utero esercitano un gradevole massaggio, man mano che il neonato è spinto lungo il canale e che le doglie si fanno sempre più frequenti e intense, la sensazione piacevole diventa dolorosa e culmina con l’espulsione. Da un’esperienza del genere si possono trarre conclusioni del tipo “non esiste piacere senza dolore” e, dunque, “se non voglio soffrire, devo evitare il piacere”: affermazioni del genere finiscono col diventare la nostra legge personale, o negatività specifica, e connotano tutto l’andamento della nostra esistenza.

2. La disapprovazione dei genitori, è la seconda causa principale dell’infelicità. Per colpa dell’educazione coercitiva che abbiamo ricevuto, da adulti sentiamo vivo il bisogno di essere continuamente amati, accettati, confermati nella nostra essenza e nelle scelte che facciamo. Soffochiamo il risentimento nei confronti dei nostri genitori, ma questo si ripresenta in tutti i nuovi rapporti affettivi che instauriamo.

3. La terza grande causa d’infelicità è data dalle cosiddette negatività specifiche, ovvero idee e convinzioni a cui ognuno di noi è particolarmente legato. In genere si tratta di pensieri di cui siamo consapevoli e sui quali rimurginiamo spesso, come “non sono abbastanza bella”, “non riuscitò mai ad avere quel che desidero”, “non piaccio mai agli uomini che piacciono a me”, “non otterrò mai quel meraviglioso posto di lavoro” ecc.

4. Il quarto elemento, la pulsione inconscia di morte, si manifesta con una tendenza all’autodistruzione, che può concretizzarsi attraverso abitudini fisiche dannose (per esempio fumare accanitamente, mangiare disordinatamente, far uso di droghe pesanti, ecc.), o con morti premature dovute a incidenti o a malattie incurabili. Si tratta di una pulsione connessa soprattutto al trauma della nascita perché il bambino quando nasce crede di essere sul punto di morire. Dal momento che soffre molto, si convince che  la vita è ostile, dolorosa, difficile, fino al punto di decidere che è meglio rinunciare a viverla: la morte viene percepita come l’unica maniera per regredire alla piacevole e ovattata dimensione prenatale.

5. L’ultima delle cinque principali cause d’infelicità è l’influenza delle vite passate, legata all’idea di reincarnazione e di karma. Nel Rebirthing, la respirazione consente di liberare le emozioni generate da precedenti vissuti: respiro dopo respiro, la nascita si realizza al suo massimo grado.

Fonti: Silvia Canevaro – Rebirthing

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