Reiki, scienza e terapie olistiche

Forse nessuna spiegazione del Reiki soddisferà mai coloro che richiedono una solida base scientifica per l’accettazione di una teoria. D’altra parte, non tutte le terapie che guariscono hanno solide basi scientifiche. Come esempio illuminante, prendiamo in considerazione l’agopuntura. Il funzionamento di questa terapia, che trae le sue origini dalla medicina tradizionale cinese, è stato per molti secoli spiegato ricorrendo ai principi tradizionali. Si fanno risalire le sue origini addirittura al mitico Huang-Ti, l’imperatore giallo, vissuto dal 2698 al 2598 a.C. I principi su ci si basa l’agopuntura sono, oltre alla onnipresente energia vitale, cioè ki o qi, quelli dello yin e yang, e fanno sempre riferimento al numero cinque: vi sono cinque organi yin e altrettanti organi yang, cinque organi di senso, cinque elementi strutturali, cinque sentimenti e cinque stadi di sviluppo dell’uomo; così come esistevano tradizionalmente, per i cinesi, cinque elementi, cinque stagioni, cinque punti cardinali, cinque pianeti, cinque componenti atmosferiche e cinque colori. E’ evidente come questi principi sono facilmente confutabili dalla scienza; è altrettanto innegabile però, che l’agopuntura guarisce da ormai cinquemila anni (dagli archeologi sono stati trovati strumenti risalenti all’epoca dell’imperatore giallo), e che i libri impiegati duemila anni fa per l’insegnamento della isciplina possono essere usati ancora oggi con profitto. C’è di fatto che questa terapia è ormai accettata in Occidente dalla medicina ufficiale, molti medici vi si specializzano e ottengono ottimi risultati. Questo dimostra che la medicina più valida è quella che guarisce, e non quella che ha le basi teoriche più solide. Allora vale forse la pena di accettare queste terapie cosi come sono, per i giovamenti che possono dare.
Ad Hawayo Takata, una delle figure di spicco del reiki, venne chiesta un giorno una spiegazione scientifica di questa terapia. Si racconta allora che la donna si limitò ad appoggiare le mani su una persona dicendo “reiki on” (reiki acceso, reiki in funzione) e a staccarle dicendo “reiki off” (reiki spento, spina staccata). Con estrema semplicità, Takata seppe cosi cogliere l’essenza stessa del reiki.
La differenza fondamentale tra i principi del reiki e quelli della medicina occidentale si trova nella loro natura. La seconda, basandosi su principi materialistici, si limita a curare le malattie del corpo fisico senza cercare di risalire alle cause psicologiche e spirituali che le hanno provocate, finendo cosi con il curare solo i sintomi; il reiki invece, nella convinzione che l’essere umano sia più complesso di quello che appare a prima vista, non si occupa direttamente del corpo fisico, o addirittura soltanto di una parte limitata di esso, ma di quella sorta di involucro che lo contiene ed è chiamato “corpo sottile”. In questo senso, il reiki va inserito tra quelle terapie che vengono definite olistiche, perché curano il corpo come un tutt’unico e non come se fosse semplicemente costituito dalla somma dei singoli organi. Non a caso, poco più sopra, si è fatto il paragone con l’agopuntura, un’altra terapia olistica. Si può dire, in altri termini, che il reiki si occupa tanto del corpo quanto dell’anima, a differenza della medicina ufficiale che trascura la seconda a favore del primo, e si disinteressa dell’aspetto spirituale degli esseri umani perché non è scientificamente provata la sua esistenza (sempre che creda nell’anima, e spesso non è cosi, tanto è pervasa di convinzioni materialistiche).
Quello di olismo è un concetto che risale agli anni venti del ventesimo secolo, ma concezioni che possono essere definite olistiche esistevano già prima che venisse coniato questo termine. E infatti, secondo queste concezioni, non ancora formulate ma perfettamente operanti, agivano gli sciamani, gli uomini-medicina, gli stregoni e tutti quei personaggi, uomini e donne, che nelle società esistite prima dello sviluppo della scienza medica avevano il compito sociale di guarire; compito che, tutt’oggi, hanno guaritori e guaritrici in molti paesi.
Il loro comportamento variava a seconda delle tradizioni, a volte si trattava di recuperare l’anima del malatto che si era smarrita, a volte di combattere uno spirito maligno che aveva invaso il paziente, e cosi via; ma il fattore comune è che il guaritore considera il paziente nella sua interezza, come un complesso unitario di corpo fisico e una o più anime. Il fatto è che (e le testimonianze degli antropologi lo confermano) le guarigioni si verificavano, e avvengano tutt’ora.
Un altro fattore confermato e importante, in questo rapporto tra guaritore e paziente, è il ruolo fondamentale svolto dal rapporto di fiducia. E’ in questo equilibrio tra guaritore e paziente, raramente presente tra i nostri medici, e nel considerare l’essere umano nella sua totalità, che il reiki trova spazio tra le terapie olistiche.
Per quanto riguarda la differenza con le numerose altre terapie olistiche, ciò che distingue il reiki è la sua accessibilità da parte di tutti, senza alcuna preparazione particolare. E qui sta anche la sua bellezza. Chiunque e a qualunque età può sottoporsi al reiki e giovarsi dei suoi benefici, e chiunque può diventare canale di reiki (per lo meno al primo livello), purché sia animato da propositi puri e netti. Non occorre una particolare predisposizione (quale può essere il fluido del pranoterapeuta): basta desiderare sinceramente la guarigione, accogliere senza timori il cambiamento che può seguire. E nemmeno occorre seguire corsi lunghi e impegnativi. Gli unici requisiti richiesti sono la volontà di percorrere un cammino spirituale che condice alla serenità interiore e il desiderio di aiutare gli altri a raggiungere questa forma di serenità, pace e tranquillità interiori.

Fonti: Reiki, Giuliana Lomazzi

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