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RET: come rialzarsi più forti dopo ogni ricaduta emotiva!

Quando si affronta una terapia, di qualunque tipo essa sia, dopo un miglioramento iniziale è inevitabile che prima o poi ci sia una ricaduta e per questo la RET (Terapia Razionale Emotiva) non fa eccezione.
Nonostante si sia afferrato e fatto proprio il concetto base della terapia e cioè che non sono gli eventi a farci stare male ma il modo in cui li interpretiamo, per quanto si sia diventati bravi a mettere in discussione le idee irrazionali per sostituirle con quelle razionali, sarebbe comunque un miracolo se prima o poi non ci si ritrovasse a soffrire per uno dei nostri vecchi problemi emotivi.
A questo punto non c’è altro da fare che rimboccarsi le maniche e darsi da fare senza per questo fasciarsi la testa.
Prima di tutto è bene considerare la ricaduta come normale, dopotutto siamo esseri umani e come tali fallibili, forse sarebbe più strano se questa situazione non si presentasse e se ci sembrasse invece di avere sconfitto le nostre emozioni negative per sempre! Se per i nostri problemi chiediamo aiuto agli altri va benissimo, non sta scritto da nessuna parte che dobbiamo cavarcela sempre da soli o che ciò sia un segno di debolezza.
Dobbiamo assolutamente evitare di condannarci per essere ricaduti in un comportamento nocivo per noi stessi: siamo noi gli artefici delle nostre pene e anche se possiamo ritenere un nostro comportamento inappropriato o evitabile, non per questo dobbiamo giudicarci globalmente come inetti o perdenti. Non esistono persone buone o cattive, solo persone che agiscono bene o male e se stiamo agendo contro noi stessi non ci resta altro che smettere di farlo.
Torniamo all’ABC della RET per determinare cosa ci abbia fatto ricadere nell’ansia o nella depressione. Probabilmente abbiamo vissuto un nuovo rifiuto o fallimento e insieme alla convinzione razionale che queste cose non sono affatto piacevoli ci siamo nuovamente fatti irretire da quelle irrazionali: “non devo fallire!”, “è orribile tutto questo”, “se non vengo accettato sono una persona indegna, immeritevole di essere amata!”. Quando le convinzioni irrazionali hanno la meglio è inevitabile essere vittime di emozioni distruttive.
A questo punto è necessario rimettere in discussione le idee irrazionali, immediatamente e persistentemente: “Perché non devo fallire?”, “Cosa c’è di così orribile se sbaglio?”, “Dove sta scritto che devo essere accettato?”, “Perché sono una persona indegna se vengo rifiutato?”.
Tutti noi preferiamo riuscire in quello che facciamo ed essere benvoluti, ma queste non devono diventare ragioni di vita o di morte, devono rimanere dei desideri, delle preferenze, mai diventare doverizzazioni assolute!
Solo continuando a mettere costantemente in discussione le convinzioni irrazionali si può costituire quella che Ellis definisce una solida “Muscolatura emozionale” che proprio come quella che sorregge il nostro scheletro ha bisogno di duro esercizio per fortificarsi.
Infine è importante verificare che il nostro cambiamento non riguardi esclusivamente il linguaggio, dobbiamo essere certi che anche se siamo diventati bravissimi a riformulare le nostre doverizzazioni in termini di preferenza, sotto sotto non continuiamo a credere alle nostre convinzioni irrazionali.
Bisogna essere veramente convinti dei nuovi pensieri formulati in termini razionali e questo può avvenire solo dopo molto esercizio, senza temere le frustrazioni e la fatica.
In caso di ricaduta Ellis consiglia di ricorrere alla REI, immaginazione razionale emotiva, dall’inglese Rational Emotive Imagery.
Facciamo l’esempio di ricadere nel terrore di parlare in pubblico, dopo un periodo in cui tale timore sembrava scomparso. Bisogna porsi in una situazione di rilassamento e a quel punto immaginare vividamente la situazione temuta: le gente è lì, tutti ci guardano e non riusciamo a parlare, anni di terapia buttati al secchio! Poi ci si cala pienamente nei sentimenti disturbanti di ansia, depressione o odio verso se stessi, senza fare nulla per attenuarli: è necessario accoglierli e sentirli pienamente, con ogni fibra (come dice Ellis). Dopo avere vissuto intensamente le emozioni nocive, per un breve periodo di tempo, bisogna darsi una spinta interiore, viscerale, forte, per cambiare questi sentimenti in modo appropriato: sentiamoci pure delusi, tristi o pieni di rimpianto a causa del nostro comportamento ma non più depressi, colmi di vergogna o di senso di colpa.
Qualcuno potrà pensare che questo procedimento sia assurdo, impossibile da realizzare ma non c’è niente di più falso. Siamo stati noi a creare i sentimenti che ci sconvolgono e così come li abbiamo creati possiamo benissimo cambiarli se riusciamo a entrarvi in contatto visceralmente.
Se riusciamo a passare dal totale sconvolgimento alla tristezza, dall’abbattimento alla delusione o dalla rabbia all’irritazione è il momento di fare un passo all’indietro nell’ABC delle nostre emozioni per indagare cosa è successo alle convinzioni irrazionali (B per l’appunto): esse non saranno più assolute e dogmatiche ma in qualche modo saranno diventate più razionali.
Non penseremo più “Sono un idiota per essere ricaduto!”, “Ciò non sarebbe mai dovuto accadere!” ma qualcosa come “è stato fastidioso ricadere, avrei preferito che non accadesse ma è nella natura umana fare qualche passo all’indietro e anche se ho agito male non per questo sono una persona indegna!”.
Chiaramente formulando pensieri più appropriati a quanto ci è accaduto anche le emozioni che ne conseguiranno saranno, seppur negative, molto più sopportabili in quanto adeguate all’evento.
Tramite la REI insomma, trasformiamo le convinzioni irrazionali B modificando le conseguenze emotive C da esse generate, un processo inverso a quello della disputa ma che sfrutta sempre la stretta correlazione fra eventi A, pensieri B ed emozioni C.
Nel caso specifico della ricaduta, argomento di questa trasmissione, l’evento attivante A preso ad esempio era quello di essere stati nuovamente attanagliati dalla paura di parlare in pubblico, le convinzioni irrazionali B erano state “Non ci sarei mai dovuto ricadere! Sono veramente un cretino!” ma trasformando le conseguenze emotive C ansia e depressione in irritazione e tristezza, abbiamo mutato anche le idee irrazionali in idee razionali più appropriate: “sono irritato e deluso per essere ricaduto nella mia fobia ma fallire è umano e adesso mi impegnerò ancora di più per riguadagnare i progressi conseguiti in passato!”.
Sforzandoci di provare emozioni come dispiacere, delusione o rimpianto invece di depressione, ansia o senso di colpa e cercando di capire cosa ci abbia condotto a questi nuovi sentimenti appropriati, ci renderemo conto di aver cambiato il sistema di convinzioni irrazionali che li generava.
In pratica, anche se abbiamo agito in modo inverso, partendo cioè da C, è stato indispensabile modificare prima B, seppure inconsapevolmente.
Come ogni tecnica contemplata dalla RET, è opportuno metterla in pratica più e più volte, ci si deve esercitare a modificare i sentimenti che ci sconvolgono ripetendosi al contempo le nuove convinzioni razionali.
La pratica della REI deve essere costante, immaginandosi nelle situazioni più sventurate possibile così che quando ci troveremo realmente nelle situazioni temute sarà facile sentirsi automaticamente tristi e delusi invece che depressi e distrutti.
Questa tecnica può essere eseguita preventivamente, prima cioè che un evento temuto si verifichi, ma anche contemporaneamente all’evento stesso o dopo che esso si è verificato: la raccomandazione fondamentale è che ci si cali profondamente e vividamente nelle emozioni disturbanti.
Credo che a questo punto la completezza della terapia razionale emotiva sia evidente per chi ha seguito questa rubrica: essa contempla tecniche cognitive, comportamentali, e come abbiamo visto in questo articolo, anche emotive e immaginative. Alcune possono essere più adatte per un determinato individuo o funzionare meglio in un certo periodo della terapia ma soprattutto, se si è in grado di padroneggiarle tutte, possiamo superare qualunque evento che la vita ci riserva.

Del Dott. Aldo Gabardo

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