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La sola consapevolezza dell’illogicità dei pensieri non è sufficiente se non si agisce continuamente contro di essi!

Non sono gli eventi della vita che ci sconvolgono, ma le convinzioni irrazionali con le quali ce li spieghiamo, quindi se rimaniamo in uno stato di ansia o depressione dipende esclusivamente da noi stessi che continuiamo ad accettare o addirittura inventiamo tali convinzioni.
Questi principi dovrebbero essere ormai ben chiari per chi abbia avuto la pazienza di leggere gli articoli dedicati alla RET, anzi REBT.
Pertanto non importa con quanta chiarezza ci rendiamo conto che ci lasciamo sconvolgere e abbattere senza ragione, se non prendiamo atto che è difficilissimo migliorare senza un’applicazione e un esercizio costanti: sono necessari un notevole lavoro e una incessante messa in pratica per cambiare attivamente le nostre convinzioni disturbanti agendo vigorosamente, e spesso con disagio, contro di esse.
La REBT non è certo la prima forma di psicoterapia cognitiva basata sulla consapevolezza, basti pensare a Janet, ma essa è la prima ad abbinare al mutamento del pensiero le tecniche comportamentali. Si può essere più che coscienti che si stanno utilizzando modi di pensare che ci danneggiano ma se non si agisce contro di essi, e ciò è estremamente faticoso, certamente non ci sentiremo meglio.
Se ad esempio abbiamo una fobia, come quella di fare amicizia con persone nuove, ogni volta che eviteremo di avvicinarci agli estranei la rinforzeremo perché proveremo un momentaneo sollievo allontanandoci dalla situazione temuta. Questo è uno dei principi fondamentali del comportamentismo, quello del rinforzo negativo, da non confondersi con la punizione con cui non ha nulla a che fare: se in seguito ad un determinato comportamento si ottiene una diminuzione dello stress o dell’ansia, si aumentano le probabilità di ripetere tale comportamento. Ho fatto questo breve excursus per ribadire che la sola consapevolezza dell’illogicità dei pensieri sottostanti alla nevrosi non è sufficiente se non si agisce continuamente contro di essa.
Ellis afferma che i problemi nevrotici possono essere di due tipi: disturbi dell’ego e disturbi da bassa tolleranza alla frustrazione. I primi sono causati da pensieri irrazionali che riguardano noi stessi: “devo riuscire a fare tutto bene, devo essere amato e sono una persona da biasimare se non ci riesco”. Queste idee implicano la grandiosità dell’ego perché si pretende di essere sempre perfetti, speciali, ammirevoli, in poche parole dei semi dei.
I disturbi da bassa tolleranza alla frustrazione, detti anche da disagio, sono dovuti invece a convinzioni riguardanti gli altri e il mondo esterno: “sono una persona speciale e devo essere gratificato in ogni mio interesse o desiderio, gli altri devono darmi ciò che voglio e le condizioni devono essere favorevoli altrimenti la vita è orribile e non vale la pena viverla!”. Anche queste idee sono di tipo divino, magico ed hanno ben poco a che fare con la realtà dell’esistenza umana, è evidente che più queste idee sono radicate in noi e meno saremo in grado di tollerare la frustrazione quando le cose, ovviamente, non andranno come noi ci auspichiamo.
A guardare meglio si può notare che sia i disturbi dell’ego che quelli da disagio riguardano l’io: io devo essere perfetto, io devo avere una vita facile, tutto deve favorire me. Qualcuno potrebbe sorridere notando l’assurdità di queste doverizzazioni ma se ci riflettete bene sono sicuro che ognuno di voi si renderà conto che ogni tanto indulge in simili pensieri irrazionali.
Quando qualcosa continua a sconvolgerci nonostante siamo consapevoli delle convinzioni irrazionali che causano tale sconvolgimento, quando sappiamo cosa dovremmo fare per smantellare queste idee ma non ci diamo da fare, rimanendo così in balìa delle nostre emozioni distruttive, è perché siamo vittime della bassa tolleranza alla frustrazione.
Poniamo il caso che soffriamo di ansia da colloquio e abbiamo il timore di essere rifiutati: sicuramente questi problemi sono dovuti a idee irrazionali che possiamo superare convincendoci che è sopportabile essere rifiutati, ciò può essere sgradevole ma non terrificante. Sappiamo bene che bisogna utilizzare tutte le tecniche a disposizione per trasformare le convinzioni irrazionali in convinzioni razionali finché l’ansia causata dalla prime non sparisce, sappiamo anche che è necessario affrontare molti colloqui per desensibilizzarsi dalla paura che li accompagna, insomma sappiamo tutto quello che dovremmo fare per sentirci meglio eppure perdiamo tempo e non facciamo niente di tutto ciò. Perché?
Perché non tolleriamo la frustrazione!
Quindi se rimaniamo vittime dell’ansia invece di cercare di cambiare o se la affrontiamo inizialmente per poi cedere ad essa in un secondo tempo è solo perché abbiamo una bassa tolleranza alla frustrazione: è troppo faticoso impegnarsi a cambiare, in fondo so perché sto male e questo dovrebbe bastare per far passare i miei disturbi.
La BTF crea ansia e depressione, incoraggia il mantenimento del disturbo nevrotico e in essa è insito un paradosso: è insopportabile che superare questa bassa tolleranza alla frustrazione sia così difficile!
Chiaramente siamo di fronte ad un pensiero irrazionale e come tale possiamo benissimo metterlo in discussione.
Può sembrare troppo difficile lavorare duramente per superare i nostri problemi emotivi in un futuro remoto senza avere una gratificazione immediata, come quella che avremmo ad esempio fuggendo da una situazione ansiogena, diventando invece un edonista a lungo termine.
Ellis ci suggerisce un ragionamento logico perfetto per superare questa situazione di empasse: se è vero che è difficile applicarsi nell’esercizio della REBT senza ottenere una gratificazione immediata e con la prospettiva di ottenere benefici solamente in un futuro lontano è altrettanto vero che il contrario offrirebbe una prospettiva ben peggiore perché un momentaneo piacere comporterebbe una sofferenza a lungo termine, forse infinita. Tutto questo non è piacevole e superare la bassa tolleranza alla frustrazione richiede un grosso sforzo ma se non si fa nulla al riguardo saranno richiesti sforzi ben maggiori in futuro.
Non esiste un modo magico per cambiare se stessi e non bastano ottimismo e speranza, ne’ giova il supporto delle persone care che può forse produrre un momentaneo miglioramento, solamente noi siamo in grado di cambiare noi stessi con il costante esercizio: possiamo abbandonare le idee irrazionali che causano turbamento solo se crediamo sinceramente che siano false ed irreali.
Sconfiggere la bassa tolleranza alla frustrazione è di fondamentale importanza perché essa rischia di bloccare il processo di cambiamento messo in atto dalla REBT, rendendola praticamente inutile, trasformandola in un mero esercizio intellettuale.
All’origine della BTF vi sono alcune idee irrazionali che come tali possiamo mettere in discussione con la disputa, vediamo come.
Questi pensieri potrebbero essere: “non devo essere costretto a lavorare sodo per cambiare me stesso con la RET, dovrebbe essere facile, questo percorso è troppo complicato, è tremendo che non possa farlo qualcun altro per me!”.
Queste convinzioni sono dimostrabili razionalmente?
“Decisamente no.”.
Quali prove posso invece trovare per confutarle?
“Non c’è motivo per cui non debba lavorare sodo per cambiare altrimenti sarebbe tutto molto semplice, ma non lo è. Per migliorare devo mettercela tutta!
Perché mai il cambiamento dovrebbe venire da sé? Questo potrebbe avvenire solo in un mondo magico e sebbene vorrei che tutto fosse facile non c’è proprio niente di facile nella realtà.”.
Perché è troppo difficile usare la RET per cambiare?
“Sicuramente è difficile, molto impegnativo ma non impossibile. Non sono un dio per cui se desidero che una cosa sia facile essa deve necessariamente esserlo!
È difficile, questo è sicuro ma sarà ancora più difficile se non cambio perché in quel caso continuerei a vivere nell’ansia e nella depressione per sempre.”.
Posso veramente ritenere logico che qualcuno debba rendermi facile o addirittura intraprendere per me il percorso di cambiamento della RET?
“Assolutamente no e tanto più ritengo sgradevole impegnarmi tanto maggiore sarà la mia frustrazione che interferisce con l’applicazione della terapia.”.
Esiste qualche prova che è vero che non devo lavorare sodo per cambiare me stesso con la RET?
“Proprio no. Ci sono invece molte prove che il cambiamento è difficile. Sarebbe bello se bastasse comprendere i principi cardine di questa terapia per cambiare magicamente me stesso ma purtroppo non è così quindi è meglio darci sotto e smettere di lamentarmi creandomi solo ulteriori scocciature.”.
Quali sono le cose peggiori che potrebbero capitarmi se abbandonassi la convinzione che è difficile cambiare con la RET?
“Continuerei a lavorare ed è una seccatura ma se non lavorassi tutti i problemi che ho adesso resterebbero, anzi, probabilmente aumenterebbero.
La cosa peggiore che potrebbe succedere è che non migliorassi ma anche in questo caso avrei almeno provato a fare del mio meglio, in realtà ciò è molto improbabile perché avrei sicuramente qualche giovamento dall’applicazione della RET.”.
Infine, quali cose positive potrebbero accadermi se mi impegnassi nell’uso della RET?
“Potrei risolvere i miei problemi, eliminando ansia e depressione.
Potrei superare la mia bassa tolleranza alla frustrazione utilizzando la mia tenacia anche in altri ambiti della vita, come allenarmi in palestra o smettere di fumare.
Potrei godermi appieno la vita e rendermi conto che i miei sforzi sono serviti ad aumentare la mia indipendenza e padronanza emotiva.”.
Dopo quanto detto è chiaro che se abbiamo problemi emotivi, e chi non ne ha, vale la pena intraprendere il percorso della terapia razionale emotiva, senza lasciarsi fermare dalla stupida convinzione che esso sia troppo impegnativo.

Del Dott. Aldo Gabardo

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