Storia delle MMA (Arti Marziali Miste)

Le origini delle Arti marziali miste sono, nello spirito, la rilettura in chiave moderna dell’antico pancrazio greco. Gli antichi Greci hanno introdotto questa disciplina nei Giochi olimpici nel 648a.C., nella quale, non solo si combinava il pugilato con la lotta, ma all’inizio il regolamento era molto aperto permettendo agli atleti di prevalere facendo uso di ogni tecnica possibile per sconfiggere l’avversario, anche le più efferate, tanto che lo scontro era al limite fra disciplina sportiva e azione bellica.

Il pancrazio si diffuse anche tra i romani e gli atleti greci che, spesso, combattevano nelle arene in questa specialità. Più tardi, nel 393, l’imperatore Teodosio I con un editto proibì le festività pagane, come i giochi olimpici, e le discipline da combattimento antiche, come i giochi circensi e lo stesso pancrazio, furono bandite. Di esso, quindi, si perse la memoria nel successivo medioevo, anche se è oggetto di dibattito fra gli studiosi se possa essere sopravvissuto in qualche nicchia limitata all’interno della società del bisanzio. I guerrieri e i sovrani, continuarono in proprio a praticare varie forme di lotta come esercizio (e per fini bellici studiavano l’applicazione di tecniche di tipologia differente assieme all’uso delle armi).

Fino al XIX secolo non abbiamo notizia di competizioni sportive da combattimento che permettono l’impiego in simultanea di tecniche pugilistiche e di lotta, ma nelle colonie del Nord America i praticanti inglesi del Lancashire catch as catch can a volte si cimentavano in scontri quasi senza regole detti rough and tumble.

In Europa invece si erano intanto sviluppati sport specifici di un settore come la boxe moderna, la savate e diverse specialità di lotta tradizionale fra le quali le più popolari sono diventate in quel secolo il catch wrestling, la lotta libera e la lotta Greco-romana.

Nei paesi anglo-sassoni tuttavia si iniziò ad organizzare incontri, soprattutto in fiere e circhi, che mettevano l’uno contro praticanti di boxe inglese contro boxe francese (savate), oppure lottatori di varie specialità differenti; soprattutto negli anni ’80 del secolo, anche boxeurs e wrestlers fra di loro. Questi incontri erano conosciuti con il termine di no-holds-barred ed erano più che altro spettacoli d’intrattenimento.

Negli Stati Uniti il primo grande incontro tra un pugile ed un lottatore in epoca contemporanea lo troviamo nel 1887 quando John L.Sullivan,  campione mondiale dei pesi massimi di pugilato, è salito sul ring con il suo allenatore, il campione di greco-romana William Muldoon, ed è venuto sbattuto al suolo in due minuti.

L’ingegnere britannico Edward William Barton-Wright offre il suo contributo allo sviluppo di sistemi di combattimento misti. Lui, non solo è fra i primi ad introdurre in occidente lo studio e la pratica di discipline orientali, ma dopo aver speso molti anni in oriente ed in particolare inGiappone, ha sviluppato l’idea che i migliori elementi delle varie arti marziali potessero essere combinati in un’unica disciplina efficace per l’auto-difesa in una società disarmata. Fonde cosi un’arte marziale in cui confluivano boxe, savate, Kodokan judo, Jujitsu, schwingen, e canne de combat, studiando attivamente sia il combattimento a distanza che ravvicinato, a mani nude o con bastoni, in piedi e a terra; la chiama bartitsu, fondendo il suo cognome con il termine “ju-jitsu”. Il bartitsu è la prima arte marziale conosciuta a combinare stili di combattimento europei ed asiatici, inoltre Barton organizza spesso durante l’Inghilterra incontri in stile MMA in cui si confrontavano rappresentanti di lotta europea e campioni giapponesi. Barton, quindi, è stato fra i pionieri degli incontri interstile e dell’idea di combinare lo studio e la pratica di discipline differenti. Ciò nonostante dopo la morte di Barton la scuola del bartitsu va in declino, venendo riscoperta solo nel secolo successivo.

Contemporaneamente anche in Giappone si diffondono competizioni di combattimento interstile, conosciuti come Merikan dallo slang giapponese per dire “[combattimento] americano”. Gli incontri di merikan erano svolti sotto una varia gamma di regole che includevano decisioni a punti, migliore di tre proiezioni, vittoria per KO o sottomissione.

Dopo la prima Guerra mondiale, gli scontri di lotta in occidente seguivano due filoni principali. Da una parte vi erano le competizioni cosiddette “shoot”, con combattimenti reali per sconfiggere l’avversario; dall’altra parte le competizioni “show” in cui gli scontri hanno iniziato a seguire coreografie, trasformandosi in veri e propri spettacoli, con professionisti che erano al tempo stesso atleti e attori. Da questi ultimi si sarebbe poi originato l’odierno pro wrestling. Nel 1936, il peso massimo Kingfish Levinsky e il wrestler professionista Ray Steele si incontrano per una sfida che Steele vince in 35 secondi.

Fra la fine degli anni ’60 e l’inizio degli anni ’70, il concetto di combinare elementi di molteplici arti marziali si popolarizzain occidente da Bruce Lee tramite il sistema filosofico del suo jeet kune do. Lee riteneva che si dovessero usare solo le tecniche che funzionavano, prendendole da qualsiasi fonte provenissero, e che un combattente dovesse essere flessibile e adattabile come l’acqua. Riattualizza quindi ciò che Barton aveva già anticipato in Inghilterra e lo portò sotto i riflettori in Nord America e poi, di riflesso, nel resto del mondo. Queste idee furono di notevole ispirazione per gli obiettivi degli atleti attuali e per il consolidamento dell’odierno sistema di MMA, nonostante l’ambito di queste ultime sia diverso (competizione agonistica) da quello a cui entrambi puntavano (l’autodifesa e lo street fighting, Lee in particolare rifiutava il confronto sportivo come fine), e per lo sviluppo di sistemi di arti marziali ibride nel mondo durante il XX secolo. Nel 2004 il presidente dell’UFC Dana White avrebbe addirittura definito Bruce Lee il “padre delle arti marziali miste”, affermando: “se fate caso al modo in cui Bruce Lee si allenava, il modo in cui combatteva, e le varie cose che scrisse, egli disse che lo stile perfetto era il non avere stile. Si deve prendere un po’ di qualcosa da tutto. Si prendono le cose buone da ogni differente disciplina, si impiega quel che funziona e getti via il resto”.

Comunque, il movimento che portò definitivamente alla creazione delle attuali scene di arti marziali miste americane e giapponesi scaturisce da due sotto-culture interconnesse e da due stili di lotta, chiamati Brazilian jiu-jitsu e shootfighting. I primi emersero negli incontri di vale tudo in Brasile, seguiti poi dagli spettacoli shooto in Giappone.

About the Author

Leave a Reply

Impostazioni della Privacy
NomeAbilitato
Cookies
Utilizziamo i cookie per offrirti un'esperienza migliore sul sito web.
Google Analytics
Monitoriamo in forma anonimizzata le informazioni dell'utente per migliorare il nostro sito web.
x

Utilizziamo i cookie per offrirti la migliore esperienza online. Puoi accettare o rifiutare la richiesta in conformità della legge europea GDPR