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Terapia Razionale Emotiva: REBT (Rational Emotive Behavior Therapy) -

Terapia Razionale Emotiva: REBT (Rational Emotive Behavior Therapy)

A circa quarant’anni dalla creazione della RET, Ellis volle cambiarne il nome in REBT (Rational Emotive Behavior Therapy) dove quella B sta appunto per behavior (comportamento), questa terapia ha sempre avuto infatti un approccio multimodale, essendo sia emotiva, che cognitiva e comportamentale.

Emozioni, pensieri e comportamenti sono strettamente correlati ed è impossibile cambiare gli uni senza intervenire sugli altri: non è sufficiente rendersi conto dell’irrazionalità dei propri pensieri se poi non si agisce contro di essi.

Riprendendo quanto affermato da terapisti comportamentali come Eysenck, Wolpe, Bandura, Rachman e altri, il solo modo di cambiare un’idea fissa è quello di agire contro di essa, impegnandosi in compiti per casa da svolgere nella vita di tutti i giorni. Forzandosi a mettere in atto comportamenti che contraddicono una nostra convinzione compulsiva, ossessiva o ansiogena possiamo renderci conto della sua infondatezza e liberarcene.

Costringerci a fare qualcosa di cui abbiamo paura, più e più volte, dimostrerà a noi stessi che questa cosa non era poi così terribile o spaventosa. Con la pratica possiamo superare ogni nostra paura irrazionale: che sia approcciare persone nuove, essere rifiutati da qualcuno a cui teniamo, praticare in maniera pessima qualche gioco, parlare in pubblico o fare una figuraccia in un locale affollato.

I sentimenti di vergogna o umiliazione sono inaccettabili per la RET, perché essi includono un elemento razionale (“ho fatto qualcosa che la gente considera stupida e per questo potrei essere disapprovato”) ma anche uno irrazionale e autosvalutativo (“quindi sono una persona stupida o addirittura disgustosa!”).

A tal proposito Ellis negli anni ‘70 inventa gli esercizi antivergogna, il cui obiettivo è quello di aiutare le persone a smettere di vergognarsi irrazionalmente di qualunque cosa, anche se compiono azioni considerate vili, sciocche, incompetenti o in generale disapprovate dalla massa. Tali esercizi possono consistere nel rimandare indietro un piatto al ristorante, cantare a squarciagola per la strada, vestirsi in maniera inappropriata alla situazione o fare apprezzamenti sessuali molto pesanti al proprio partner in presenza di altri.

Ellis propone ulteriori esercizi simili, ma elencarli tutti credo sia superfluo, poiché il loro fine dovrebbe essere ormai chiaro al lettore: desensibilizzarsi rispetto alle situazioni che procurano ansia o timore.

Questa terapia inoltre considera di fondamentale importanza i problemi reali, quelli della vita di tutti i giorni, è infatti impossibile scindere l’individuo dall’ambiente che lo circonda, che si tratti di quello sociale, costituito dalla famiglia, il lavoro e i conoscenti in genere, o di quello esterno, fatto di edifici, strade, mezzi di trasporto o che si tratti di quello interno, costituito dal nostro corpo. Noi tutti influenziamo e siamo influenzati da questi ambienti ed è inevitabile che gli obiettivi che ci poniamo nella vita siano stabiliti in base all’interazione con essi.

Spesso capita però che nel perseguimento di questi obiettivi ci si trovi di fronte a problemi pratici e che ci si senta turbati o sconvolti a causa di essi: in pratica si innesta un problema emozionale su un problema reale.

Ad esempio si può essere ansiosi rispetto ad una decisione da prendere, come quella di continuare o concludere la relazione col partner e ciò non consente di capire quale sia il vero desiderio: il senso di colpa potrebbe indurre a rimanere insieme, anche se in realtà non si vorrebbe, o al contrario la rabbia che si prova nei confronti del partner potrebbe indurre una persona ad allontanarsi, anche se in fondo il desiderio sarebbe quello di proseguire la relazione.

Inoltre si potrebbe essere talmente presi da questo problema da non trovare il tempo per prendere serenamente una decisione, o addirittura esserne così sconvolti da non riuscire a raccogliere i pensieri per cercare di risolverlo.

Per trovare la soluzione ad un problema pratico, è perciò necessario risolvere prima quello emozionale ad esso connesso, mettendo in discussione le idee irrazionali che ne sono all’origine.

Per quanto riguarda la decisione di lasciare o meno il nostro compagno o la nostra compagna, l’ansia o il panico ad essa connessa sono generate da convinzioni che abbiamo già visto più volte e sulle quali non intendiamo tornare, quali “non troverò mai più nessuno come lui o come lei”, “resterò per sempre solo ed infelice”, etc.

Prima di tutto vanno scovate le doverizzazioni, le aspettative dogmatiche, le terribilizzazioni, le catastrofizzazioni e i bisogni imprescindibili che accompagnano le fobie riguardanti le decisioni pratiche da prendere, dopodiché esse vanno messe in discussione per poter prendere tali decisioni serenamente.

Smontato il problema emotivo innestato sul problema pratico, si può quindi risolvere quest’ultimo con un vero e proprio processo di problem solving, analizzando tutte le possibili alternative per poi scegliere quella che sembra la migliore. Una volta formulato il piano d’azione si deve agire subito, senza alcun indugio e con fermezza.

A cura del dott. Aldo Gabardo

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