Verso una medicina dell’habitat

L’uomo, fin dall’antichità, ha sempre ricercato di captare e di canalizzare le forze presenti in natura, sia per difendersi da esse, sia per utilizzarle a suo vantaggio. Anche oggi, attraverso la ricerca scientifica, l’uomo ha riscoperto i concetti di riequilibrio e di neutralizzazione delle forze agenti nel proprio habitat. Ne è conseguita la nascita di una autentica “medicina dell’habitat”.
A questa disciplina ci si è già riferiti dopo l’ultima guerra per i risanamenti di prima necessità: regime delle acque, derattizzazione, igiene e condizioni sanitarie, impermeabilità all’acqua.
Successivamente la medicina dell’habitat si è estesa nel proporre il concetto del comfort: comfort termico, attraverso il riscaldamento e la coibentazione; comfort acustico, attraverso i materiali da costruzione; comfort visivo, attraverso l’illuminazione elettrica e le grandi aperture. Si può parlare anche di comfort spaziale, pensando a quanto sia diventato usuale lo studio dei volumi dell’abitazione per una sempre più armoniosa corrispondenza con le nostre attività quotidiane.

Spesso l’habitat viene considerato come un elemento statico, inerte, senza memoria, senza storia e senza effetti. Oggi il concetto di qualità di un alloggio si limita il più delle volte ai requisiti più tipicamente materiali: la presenza dell’ascensore, il numero dei bagni, le apparecchiature domestiche, la resistenza dei vari rivestimenti, il numero delle prese elettriche ecc. Ci si preoccupa del rumore, del freddo e del caldo, tutti elementi direttamente valutabili, prendendo in considerazione pavimenti, muri, solai, aperture. Tuttavia non si tiene conto del contenuto invisibile, del “vuoto apparente” che l’edificio racchiude.
Eppure è immersi in questo “vuoto” che noi viviamo in permanenza nelle nostre case.

Non è affatto necessario dimostrare che questo “vuoto” contiene qualcosa. Basta osservare, per esempio, l’enorme quantità di particelle in movimento rese visibili da un raggio di sole in un locale buio: sono le polveri ionizzate. Le ricerche condotte sulla ionizzazione dell’aria dimostrano che le particelle ionizzate sono uno dei fattori essenziali al mantenimento della vita, soprattutto per il ruolo che assumono nella fissazione dell’ossigeno da parte del sangue.
Contrariamente a ciò che si potrebbe pensare, la funzione della ionizzazione è più importante di quella dell’ossigeno stesso.
Noi percepiamo queste caratteristiche dell’ambiente attraverso varie sensazioni, spesso poco coscienti, che, secondo le circostanze, provocano in noi uno stato di benessere o di disagio.

In seguito agli studi statistici di Lotz sulla radioattività dei materiali e le ricerche mediche condotte da Hrtmann sulle costruzioni moderne, si è constatata una frequente debolezza delle vie respiratorie e la loro predisposizione alle infezioni. Ciò è da mettere in relazione con una preponderanza degli ioni positivi su quelli negativi, essendo i primi, i più grossi, un veicolo di germi.

Fonti: Rémi Alexandre – Geobiologia

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