Vivere la famiglia

La famiglia è la rappresentazione più tipica del rifugio; dello spazio sicuro entro il quale ripristinare le proprie certezze e i propri valori con i quali interpretare il mondo circostante, le situazioni, le persone e le relazioni. Avere una famiglia ci fa sentire sicuri, accolti, compresi e accettati. Per gli esseri umani la famiglia è quindi fondamentale, ancora di più se pensiamo all’importanza che le figure genitoriali rivestono per il bambino, in tutte le fasi della crescita.
John Bowlby, psicologo e psicoanalista britannico, divenuto famoso grazie alle sue Teorie sull’Attaccamento, dagli anni ’50 in poi condusse le sue ricerche riguardo alla natura del legame madre-bambino e sulle possibili conseguenze di questi ultimi nel caso di separazioni precoci dalle madri. A lui dobbiamo l’importanza, sino ad allora tralasciata, dei legami affettivi all’interno della famiglia. Nelle sue ricerche vediamo come la figura materna viene definita una “base sicura”: dalla quale il bambino può allontanarsi per esplorare il mondo e farvi ritorno per ricevere conforto e sicurezza, soprattutto nel caso in cui si senta minacciato. Se per gli esseri umani la famiglia, con le sue figure genitoriali, è ritenuta dunque fondamentale per lo sviluppo ed una crescita sana ed equilibrata del bambino, come mai tanto, troppo spesso, si ignora questo concetto quando viene fatto riferimento ad altri mammiferi? E nel nostro caso il cane?
Nel lavoro di un educatore cinofilo capita, infatti, spesso, che i problemi relativi ai comportamenti dell’amico a quattro zampe derivino anche da delle mancanze che il cucciolo ha avuto nei primi mesi di vita.
Spesso viene ignorato il ruolo fondamentale che la madre riveste per i suoi cuccioli, non solo dal punto di vista fisico, ma anche da quello psicologico: ignorando questo aspetto fondamentale, i cuccioli vengono dati in adozione o venduti prima che abbiamo compiuto i due mesi e mezzo, togliendo quelle basi necessarie per il corretto sviluppo del comportamento di ogni singolo membro della cucciolata.
Recenti ricerche hanno dimostrato che i cuccioli sono in grado di relazionarsi fra loro attraverso il gioco, che avviene con i primi movimenti degli arti, fin da quando si trovano ancora nel ventre materno. Si tratta di una fase molto delicata nella quale è opportuno tutelare la futura mamma da eccessivo affaticamento e stress psicologico affinché questo non si riversi sulla futura cucciolata. Sottolineiamo, infatti, che alla nascita, i cuccioli dipendono dalla madre non solo per ciò che riguarda il nutrimento, ma per altre funzioni vitali come: espletare i bisogni e mantenere la temperatura corporea costante. Nelle prime settimane essi non sono in grado di camminare, né di vedere e sentire, ma grazie alla costante presenza della figura materna possono vivere i primi giorni di vita serenamente. Dalle tre settimane di vita in poi, a poco a poco si attivano adeguatamente tutti i loro sensi: i cuccioli iniziano a camminare e a giocare fra di loro e inizia anche la fase dell’esplorazione dell’ambiente circostante.
L’attività ludica è fondamentale perché attraverso essa misurano la loro forza e quando esagerano o si fanno male, la mamma interviene impartendo le prime lezioni di educazione e corretta comunicazione.
Anche la fase esplorativa riveste un ruolo importantissimo, perché i cuccioli con coraggio e curiosità si allontanano dalla cuccia e dalla madre, per poi fare subito ritorno alla “base sicura” laddove si dovessero sentire in pericolo o a disagio. È in queste prime settimane di vita che si gettano le basi per la costruzione di un carattere sicuro e pro sociale.
Fino ai due mesi e mezzo circa la madre impartisce alla cucciolata lezioni preziose riguardo alla comunicazione e il “galateo canino”, ma non solo, insegna una lezione fondamentale sulla gestione della frustrazione; ad esempio, nel periodo dello svezzamento, inizia a negare ai piccoli il latte materno, e ancora, fornisce ai cuccioli gli “strumenti” per gestire senza eccesiva ansia il distacco.
Sarà compito del proprietario ricoprire il ruolo di “base sicura” una volta che i cuccioli saranno allontanati dalla madre, e anche allora sarà necessario proseguire nella loro educazione. Purtroppo non sempre è possibile adottare il compagno a quattro zampe da una situazione ottimale. I cani provenienti dai canili, ad esempio, spesso non hanno potuto imparare dalla relazione con i fratelli e la madre, perché ne sono stati talvolta privati! O non hanno potuto intraprendere la loro corretta fase esplorativa, o ancora può accadere che abbiano provato spesso delle emozioni negative, legate alla paura, senza avere la loro “base sicura” dalla quale trarre sicurezza.

Tutto questo fa si che ci troviamo di fronte a cani con una cattiva gestione delle proprie emozioni, degeneranti spesso in comportamenti iperattivi o fobici. Tuttavia può accadere che anche cucciolate casalinghe che non sono state seguite a dovere, possano poi rivelarsi disastrose per il futuro carattere dei cuccioli. Questo accade nel momento in cui la mamma e i suoi piccoli dovessero essere alimentati in modo non adeguato, o venire disturbati troppo spesso dai proprietari e dagli ospiti curiosi che potrebbero eccedere con manipolazioni scorrette.
Bisogna inoltre sottolineare che quando i cuccioli iniziano a strutturare la loro idea del mondo e delle altre creature che lo abitano, prendono esempio dalla figura materna: questo significa ad esempio, che sarà molto probabile con una madre dal carattere socievole e affettuoso nei confronti degli esseri umani avere dei cuccioli altrettanto ben disposti; da una madre al contrario eccessivamente stressata e nervosa, o magari timorosa verso l’ambiente esterno, avere dei cuccioli a cui insegnerà quel modello comportamentale.
Con l’aiuto di un educatore è possibile, quasi sempre, rimediare alle mancanze avute nelle prime settimane di vita e correggere i problemi comportamentali, come ad esempio la mancanza del morso inibito o l’ansia da separazione o ancora, un atteggiamento di paura verso il mondo circostante. Ciò può essere risolto a patto che da parte dei proprietari ci sia la volontà di comprendere il disagio vissuto dal cane e di assumere il ruolo di guida sicura nei confronti del proprio amico.
Il cane è un animale capace di legarsi alla propria famiglia umana con un affetto e una fedeltà smisurati, forse troppo e più di quanto possiamo immaginare. Offrirli sicurezza e comprensione, assumerci la responsabilità di creare per lui situazioni il più possibile serene e stimolanti è senz’altro un compito importante nel quale un bravo educatore saprà certamente guidarci, ma è anche una delle esperienze più belle, gratificanti e appaganti che si possano vivere.
Se per noi famiglia significa “rifugio” e comprensione, qualcuno che ci ama e ci aiuta ad affrontare il mondo, perché non offrirlo anche al compagno fedele che abbiamo scelto?

Di Eleonora Raga

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